giovedì 3 dicembre 2020

In arrivo la letterina di Natale di GORI

 


Finché sarà Gori Spa a gestire il Servizio idrico integrato (S.I.I.) i sindaci devono "pretendere" che il gestore operi correttamente e faccia i lavori per migliorare la rete idrica e fognaria del proprio territorio.

Altra cosa è dichiararsi ‘No Gori’! 

Una battaglia che va avanti da anni e si pone come obiettivo la liquidazione della Gori, che può avere concretezza e fornire risultati concreti per i cittadini (e di conseguenza per le tariffe in bolletta), solo operando all'interno dell' Ente Idrico Campano (Eic), l’organo deputato dalla Legge regionale sul S.I.I. 

Il 19 Novembre 2020 si sono tenute le elezioni per la sostituzione di 10 membri decaduti all'interno del Consiglio del Distretto Sarnese Vesuviano.

Si sono presentate 2 liste:

la compagine presentata da tanti sindaci della "Rete dei Comuni per l'Acqua Pubblica", costituitasi sin dal 2013 a Roccapiemonte, e la lista trasversale ProGori che agisce affinché il gestore privato continui a operare, appoggiando anche le mire espansionistiche in altri territori del gruppo ACEA, con conseguenti aumenti tariffari, distacchi, mancanza di investimenti ambientali, col modo di operare insito nella privatizzazione di un monopolio, bene comune, come è l’Acqua!

Sono 15 anni ormai che la Gori promette di risolvere i problemi e invece non è riuscita che a produrre una gestione inefficiente e disastrosa: le vengono condonati e dilazionati milioni di debiti e i lavori degli investimenti in realtà, quando li fa, è perché riceve ulteriori fondi pubblici dalla Regione e dall’Europa. Insomma soldi dei cittadini trasferiti a gestori privati e per fare cosa? Per fare profitti su un servizio essenziale che non dovrebbe mai essere distaccato o sospeso, cosa che purtroppo accade con la Gori anche in questo triste periodo di pandemia, soprattutto verso i soggetti più in difficoltà! Se la Gori ha concesso qualcosa è perché i sindaci e rappresentanti della Rete per l’acqua pubblica, presenti nell’Ente Idrico hanno alzato la voce ed ottenuto qualcosa di positivo, sebbene fossero in minoranza.

Il riscontro che ci state comunicando in questo periodo sui social voi cittadini , con messaggi personali e contatti, oggi, come ieri, per la ricezione di bollette così esose, non è altro che la continuità dell'azione della Gori. 

La Gori deve recuperare un’enormità di debiti: in questi anni la tariffa è aumentata e crescerà ancora. Come se non bastasse, stanno provando a mettere nuovamente in tariffa i famosi 121 milioni di euro di "Partite Pregresse Ante 2012" che tanti hanno contestato e che con l’accoglimento del nostro ricorso al Tar Campania la Gori è stata costretta ad annullare (restituendo quanto dovuto anche agli utenti che avevano già pagato). Ora la vicenda delle partire pregresse dal Consiglio di stato è rimbalzata all'Ente Idrico Campano che dovrà decidere a breve cosa fare.

La nostra RETE CIVICA NO GORI si sta impegnando su queste vicende e tante altre, cercando di informare correttamente i cittadini. Ma è arrivato anche il momento che tutti i cittadini chiedano al proprio sindaco come si è schierato alle ultime elezioni: chi ha votato per la lista dei Comuni per l'Acqua Pubblica? Chi non è andato a votare, impedendo la conferma di più membri eletti contro la Gori? Chi ha votato a favore della gestione Gori? Chi è andato è andato a votare dicendo di essere per l’acqua pubblica e poi nell’urna ha tradito?

Chiedetene conto a chi vi amministra! Chiedetene conto a tutti i Consiglieri del vostro Comune! Occorre riaprire di un dibattito pubblico sulla Gestione dell’Acqua, dopo quasi 10 anni dai vittoriosi referendum popolari del 2011.

Non basta affermare che si è contro la Gori, è indispensabile, contemporaneamente, battersi con i colleghi sindaci nello schieramento per l’acqua pubblica dell'Ente Idrico. Purtroppo, dopo il risultato elettorale di cui alcuni sindaci dovranno renderne conto alla cittadinanza, nel consiglio di Distretto Sarnese Vesuviano i rappresentanti pro Gori sono 16, mentre quelli No Gori 14. Un Distretto spaccato a metà, ma ancora in numero insufficiente, nonostante anche nuovi sindaci del vesuviano abbiano concretamente appoggiato la "Rete", firmandone la presentazione, candidandosi, andando a votare.

L'Ente Idrico Campano è il luogo delle decisioni, lì si possono ottenere risultati, lì si deciderà sulle nostre bollette! 

Nessun contatto diretto tra singoli sindaci e Gori potrà fermare l'onda degli aumenti già programmati e necessari alla stessa sopravvivenza della gestione privata. 

L’11 dicembre ci sarà una riunione del Distretto proprio per decidere su Partite Pregresse....Tariffe!!!! 

È necessario rinforzare i comitati locali, farne dei nuovi, agire come cittadini perché solo "uniti" si può essere più forti e condizionare l’operato dei nostri sindaci, delle giunte, dei consigli comunali!

Pretendere ciò che si è promesso, lavorare per ottenere il risultato della liquidazione della Gori e della ripubblicizzazione con la creazione di un’azienda speciale. 

L’unica alternativa alla gestione interamente pubblica dell’acqua è continuare a tenersi il colabrodo Gori con tutti i guai e i disservizi conseguenti.

Cari sindaci, vogliamo chiarezza e una precisa posizione sul servizio idrico, sulla gestione Gori!

Cari cittadini, la Rete civica, composta da tanti comitati, c’è ma abbiamo bisogno di voi!


FB: Rete civica No Gori               Rete civica per l’Acqua Pubblica - Distretto Sarnese Vesuviano


giovedì 9 luglio 2020


Case pignorate per pagare l’acqua, negli Usa il suo costo è aumentato dell’80%.

 24/06/2020 14.22.00

Case pignorate per pagare l’acqua, negli Usa il suo costo è aumentato dell’80%
Per ogni famiglia ormai il 12% del budget viene speso per poter aprire il rubinetto. A New Orleans in un anno staccata dalla rete idrica una famiglia su cinque per morosità.
12:06Il costo dell’acqua è cresciuto in media negli Stati Uniti dell’80% dal 2010 al 2018 e migliaia di famiglie non riescono più a pagare le bollette. Lo rivela una indagine commissionata dal giornale britannico The Guardian e affidata all’esperto di infrastrutture Roger Colton e al Consumers Report. L’inchiesta, condotta in 12 città, ha messo in luce come stia aumentando il numero di famiglie povere che non ha più accesso all’acqua potabile e che è costretta ad abbandonare la propria casa, sequestrata per pagare il debito con i fornitori di acqua.

Secondo il rapporto di 88 pagine, le cause di questa incredibile situazione in uno dei Paesi più ricchi del mondo è da attribuire all’obsolescenza delle infrastrutture, ai mutamenti climatici e demografici, ai fondi statali dirottati ad affrontare altre emergenze come quelle economiche o sanitarie. Ma nelle periferie delle città la situazione è davvero drammatica. A New Orleans solo nel 2016 un nucleo abitativo su cinque  è stato disconnesso dalla rete idraulica a causa delle bollette non pagate. Un terzo degli abitanti che consumano acqua è oggi nella città è considerato un “delinquente” e ha complessivamente con il comune, e con le società private che in America forniscono il 15% del fabbisogno idrico, un debito di 50 milioni di dollari.

I più colpiti sono come sempre i poveri: il costo della bolletta per l’acqua ha raggiunto in media il 12% dell’introito familiare. In città come Austin, nel Texas, il costo dell’acqua è passato in otto anni da 566 a 1.435 dollari. A Tucson il 46% dei residenti a basso reddito non può fare fronte agli aumenti e a Santa Fe, San Diego e Cleveland la situazione non è migliore. Quando non si paga la bolletta i rubinetti vengono immediatamente chiusi e numerose famiglie non hanno acqua corrente da anni. In molti casi si cerca di recuperare il credito attraverso il pignoramento dell’abitazione, sprofondando le famiglie interessate in un abisso dal quale non risalgono più.

Un gruppo di 90 legislatori democratici sta lavorando a una riforma federale che garantisca a tutti il diritto all’accesso all’acqua pulita, ma il problema principale da risolvere è quello delle infrastrutture decrepite, che disperdono acqua per un valore di 6 miliardi di dollari l’anno. Per sostituirle occorrerebbero, ha calcolato l’Environmental Protection Agency, 25 miliardi l’anno per 20 anni. Soldi che non ci sono né ci saranno, visto che il governo ha altre emergenze che considera più urgenti.

Ma il problema dell’accesso all’acqua pulita, che si riteneva limitato ai paesi in via di sviluppo, sta toccando anche le grandi città dell’Occidente e aumenta il divario sociale tra i ricchi e i poveri, tra il centro e la periferia. Considerato un bene sempre disponibile, come l’aria, l’acqua sta diventando un bene raro, per il quale in un futuro non molto lontano si combatteranno guerre e si scateneranno sommosse, perché nessuno può farne a meno. 

mercoledì 15 maggio 2019

Chi sta affossando la legge 
sull’acqua pubblica in parlamento?
Questi qui! :


La discussione della legge sull’acqua pubblica alla Camera è in una situazione di stallo totale per responsabilità della maggioranza e del Governo, e pare che possa essere ripresa solo verso fine maggio dopo le elezioni europee.

Nel frattempo sono stati presentati numerosi e pericolosi emendamenti dall’opposizione dalla Lega e dallo stesso M5S che puntano ad uno stravolgimento sostanziale del testo, a disarmarlo, renderlo innocuo e consentire ancora a banche e multinazionali di fare soldi a palate (making tons of money) con la gestione privata del servizio idrico.  

La legge sull’acqua pubblica presentata di recente in parlamento dall’onorevole Daga del M5S, è figlia della proposta di legge di inziativa popolare presentata nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua all’allora governo Prodi. Servivano 50.000 firme per consegnare la proposta in parlamento, ne consegnammo oltre 400.000, tutte autenticate! 

Neanche questo bastò ad evitare che la LIP marcisse per anni in qualche cassetto del parlamento, ma sicuramente è stata la base su cui é nata la consultazione referendaria del 2011; due quesiti di cui uno impediva la privatizzazione forzata del servizio idrico del decreto RONCHI e l’altro vietava il profitto sulle bollette dell’acqua. 

Servivano 500.000 firme valide in pochi mesi per presentare i referendum, questa volta ne raccogliemmo e consegnammo oltre 1.400.000 tutte rigorosamente certificate, contro il silenzio assordante dei media mainstream, lacchè, buffoni, pennivendoli della carta stampata, delle televisioni e dei partiti al soldo del capitale finanziario. 
Ci ignorarono e ci derisero a lungo e qualche idiota come Berlusconi, invitò gli italiani a boicottare i referendum e ad andarsene al mare. 

Alla conta dei numeri oltre 27 milioni di italiani voleva l’acqua pubblica! Il referendum fu un successone contro tutto e tutti e così per mesi i privatizzatori di tutto l’arco costituzionale del parlamento italiano e neoliberisti di ogni risma mangiarono merda e veleno per un po' di tempo.

Ma le ragioni (i soldi) delle multinanzionali, delle banche e di tutti i figli di puttana neoliberisti valgono ben più della democrazia di un paese e di un referendum stravinto, ed oggi come allora vogliono affossare la legge sull’acqua per impedirne la ripubblicizzazione.

Allora se il voto è di fatto lo specchietto per le allodole cioè lo strumento per far credere ai cittadini che questo è un ancora un paese democratico, allora vi diciamo chi intanto vuole affossare la legge sull’acqua pubblica, così magari alle elezioni europee prima di firmare l’ennesimo assegno in bianco ai partiti ci pensate un pò.
In particolare gli emendamenti più significativi presi a riferimento sono i seguenti:

- per il PD l'emendamento 10. 1 (a firma Pezzopane, Braga, Buratti, Del Basso De Caro, Morassut, Morgoni, Orlando, Pellicani) tramite cui si propone la soppressione totale dell'art. 10 che disciplina il processo di ripubblicizzazione dei gestori esistenti;

- per FI l'emendamento 10. 2 (a firma Labriola, Cortelazzo, Casino, Gagliardi, Giacometto, Mazzetti, Ruffino) identico a quello del PD tramite cui si propone la soppressione totale dell'art. 10 che disciplina il processo di ripubblicizzazione dei gestori esistenti;

- per la Lega l'emendamento 10. 11 (a firma Lucchini Elena, Badole Mirco, D'Eramo Luigi, Gobbato Claudia, Parolo Ugo, Raffaelli Elena, Valbusa Vania, Vallotto Sergio, Patassini Tullio, Benvenuto Alessandro Manuel) con cui in sostanza si punta ad eliminare la ripubblicizzazione cancellando l'obbligo di gestione attraverso enti di diritto pubblico e provando a ripristinare le forme di gestione classiche;

- per il M5S l'emendamento 9.6 (a firma Fontana Ilaria, Zolezzi Alberto, Terzoni Patrizia, Federico Antonio, Deiana Paola, D'Ippolito Giuseppe, Licatini Caterina, Manca Alberto, Maraia Generoso, Ricciardi Riccardo, Rospi Gianluca, Traversi Roberto, Varrica Adriano, Vianello Giovanni, Vignaroli Stefan) tramite cui si afferma che lo Stato "favorisce" solo la ripubblicizzazione e non la obbliga. Inoltre rende solo accessorio il finanziamento tramite fiscalità generale. Di fatto si smantellano alcuni principi fondanti la proposta di legge.

Ecco i capigruppo dei firmatari degli emendamenti: