SE NON DOVESSE ESSERE SUFFICIENTE LA MAIL-BOMBING E IL VOLANTINO PER FERMARE IL CONVEGNO DI LUNEDI' 10-02-2014 PRESSO LA SEDE DELLA UIL CAMPANIA PROVATE COL VUDU' ...
domenica 9 febbraio 2014
mercoledì 5 febbraio 2014
IL
GOVERNO CI RIPROVA
CON
LE BONIFICHE
“Chi ha inquinato deve essere...pagato!”
il Governo Letta interviene a sostegno di
chi ha causato i peggiori disastri ambientali del paese!
Nel Decreto “DestinazioneItalia” un
condono tombale sulle bonifiche per criminali e aziende senza scrupoli con
tanto di regalo di miliardi di euro di fondi pubblici.
Condono tombale per i peggiori disastri
ambientali e a pagare sarà il popolo inquinato e non gli autori delle
contaminazioni.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua denuncia che in
Italia, tra pochi giorni varrà definitivamente il nuovo principio “chi ha
inquinato viene...pagato!”, che sostituirà l'ormai obsoleto “chi inquina paga”,
tuttora in auge nel resto d'Europa.
Il
Governo Letta e il Ministro Orlando, infatti, tornano alla carica per sollevare
gli inquinatori dagli oneri delle bonifiche nei Siti di Interesse Nazionale, le
aree disastrate da decenni di inquinamento senza scrupoli. Dopo il maldestro
tentativo di cancellare in radice le bonifiche attraverso il cosiddetto Decreto
del Fare, poi sventato dalla reazione dei cittadini, con l'Art.4 del Decreto
145/2013 “Destinazione Italia” si arriva anche a finanziare gli autori
dell'inquinamento!
I
proprietari delle aree, compresi i responsabili dell'inquinamento se il
disastro è stato compiuto prima del 30 aprile 2007 (praticamente tutti i siti
nazionali di bonifica), potranno usufruire di un bell'accordo di programma
co-finanziato dallo Stato se propongono qualche percorso di
re-industrializzazione.
Infatti
si potranno “stipulare accordi di programma con uno o piu' proprietari di
aree contaminate o altri soggetti interessati ad attuare progetti integrati di
messa in sicurezza o bonifica e di riconversione
industriale e sviluppo economico in siti di interesse nazionale
individuati” che prevedano anche “e) i contributi pubblici e le
altre misure di sostegno economico finanziario disponibili e attribuiti;
Intanto è
interessante notare la “o” inserita tra “messa in sicurezza” e “bonifica”, con
la conseguenza che gli accordi potranno anche limitarsi alla sola messa in
sicurezza dei siti e non già alla vera bonifica. Non si fissa neanche un limite
di importo all'eventuale sostegno pubblico, né una percentuale massima sul
valore complessivo dell'accordo di programma che piotrebbe essere presa in
carico dallo Stato.
Ne consegue che il proprietario dell'area inquinata
potrebbe vedersi pagare dallo Stato non solo integralmente gli oneri delle
bonifiche ma addirittura gli investimenti per i nuovi impianti. La parte
residua a suo carico godrà pure del credito d'imposta!
L'Italia sarà quindi un vero Bengodi per
gli autori dei peggiori disastri ambientali che hanno messo in ginocchio vaste
aree del paese, che non dovranno più temere i risarcimenti miliardari a cui i
tribunali avrebbero potuto condannarli nelle decine di processi in corso in
Italia per reati ambientali e contro la salute dei cittadini.
Grazie
al successivo comma 3 i nuovi impianti realizzati nei siti inquinati saranno
automaticamente dichiarati di pubblica utilità (quindi anche un inceneritore o
una raffineria!) con tanto, come detto, di vantaggi fiscali. Non vi è neanche
un obiettivo di sostenibilità ambientale per le nuove attività necessartie per
risollevare i siti inquinati, al contrario di quanto avviene in Francia e in
Germania dove questi sito sono rinati divenendo ecomusei e aree turistiche.
Il
tocco finale è nel comma 6 in cui si prevede addirittura un vero e proprio
condono tombale, co-finanziato dagli italiani, per gli inquinatori poiché
l'attuazione dell'accordo di programma
“esclude per tali
soggetti ogni altro obbligo di bonifica e
riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale
per tutti i fatti antecedenti all'accordo medesimo.”
Lo
stesso servizio studi della Camera ha sollevato seri dubbi sui contenuti del
Decreto che confliggerebbe con il principio comunitario “chi inquina paga”.
Il
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Pubblica chiede che al Ministro
Orlando di ritirare immediatamente questa norma che è un vero e proprio
schiaffo ai cittadini vittime di inquinamento. Un vero e proprio favore ai
criminali e alle aziende senza scrupoli che hanno reso invivibili intere aree
del paese causando lutti e malattie a migliaia di cittadini, come ha accertato lo
studio SENTIERI condotto dall'Istituto Superiore di Sanità proprio nell'ambito
delle comunità che vivono nei Siti di Bonifica Nazionali. Il Forum lancia un
appello a tutte le forze politiche in Parlamento affinché si adoperino nel
cambiare il testo per evitare che i miliardi destinati alle bonifiche non si
trasformi in un affare per cricche e cosche e nell'ennesimo sacco delle
finanzie pubbliche.
domenica 2 febbraio 2014
ACQUA,
RIFIUTI, SPAZI:
GIU’
LE MANI DA QUARTO!
Sono passati mesi da quando venne
deliberato con l'atto n.15 il tentativo di privatizzare l'acqua per la durata di venti anni!
Momenti informativi, presidi e
manifestazioni sono sicuramente serviti a sospendere questo processo, ma “Acquedotti
Scpa” ha annunciato al Comune di
Quarto solo una momentanea sospensione (nota 551), ed è chiaro che la delibera
è ancora in piedi: la strada della privatizzazione è percorribile in qualsiasi
momento...
Per
questo motivo siamo andati avanti con il ricorso al TAR col supporto di legali
del Coord. Regionale “AcquaPubblica” perchè vogliamo l'effettivo azzeramento
della delibera 15.
Il paese nel frattempo è abbandonato
a se stesso:
tra buche, immondizia, sgomberi di spazi sociali (vedi l'esperienza di Quarto
Mondo e Consulta Giovani) e una raccolta differenziata porta a porta che stenta
a partire!
Chiediamo
quindi un ulteriore sforzo ai cittadini affinchè partecipino con noi alla vita
politica e sociale del paese e per il sostegno economico al ricorso.
Per
questo invitiamo la popolazione tutta a partecipare al :
DIBATTITO PUBBLICO
Che
si terrà sabato 8 febbraio alle ore
17.30
presso
la Chiesa Gesù Divin Maestro a Quarto
INTERVERRANNO:
Padre Alex Zanotelli - Missionario Comboniano
Maurizio Montalto - Avvocato del Cordinamento Regionale Acqua Pubblica
Don Gennaro Guardascione - Forania di QuartoMaurizio Montalto - Avvocato del Cordinamento Regionale Acqua Pubblica
Parlamentari e Senatori da sempre impegnati a difesa dei Beni Comuni.
A
SEGUIRE APERITIVO SOCIALE A SOSTEGNO DEL RICORSO AL TAR
PROMUOVE:
Comitato Acqua e Territorio Quarto
Fuori le aziende private dall'affaire Acqua!
da "La Repubblica" del 01-02-2014
Acqua
pubblica, blitz alla Gori:
Amedeo Labocetta presidente
Amedeo Labocetta presidente
Amedeo Laboccetta
Amedeo Laboccetta
Sconfitto alle ultime politiche, l'ex deputato già
esponente di An, ex deputato ed ex coordinatore cittadino del Pdl indagato per
favoreggiamento, sale al vertice dell'azienda.
di CONCHITA SANNINO
DOVRÀ occuparsi di acqua
pubblica e del salvataggio delle casse della Gori: qualcuno, teme, a spese
degli utenti, come già racconta la lunga battaglia dei comitati contro i
rincari delle bollette. Il profilo
ideale per questa mission? Un "trombato" della politica, per giunta
indagato per favoreggiamento in una brutta storia di finanziamenti illeciti e
lobbisti dei giochi d'azzardo in odore di mafia.
Eccolo Amedeo Laboccetta, già
esponente di An, ex deputato ed ex coordinatore cittadino del Pdl, ormai
legatissimo a Nicola Cosentino. Da un anno, da quando è rimasto fuori della
Camera, primo dei non eletti, l'ex parlamentare sperava di riacciuffare un
ruolo e ce l'ha fatta. Laboccetta è il nuovo presidente della Gori spa, in
pratica il braccio operativo del servizio idrico di Ato 3, 1 milione e 700mila utenti,
76 comuni serviti, un Ato finito sotto le azioni giudiziarie dei comitati per
l'acqua dopo un consistente aumento delle tariffe. A sua volta, la Gori è
partecipata da Acea, l'importante multiservizi nei settore acqua, energia,
ambiente.
Nulla pesano le ombre. Laboccetta è indagato a Roma con l'accusa di favoreggiamento perché, nel novembre 2011, si precipitò sulla scena della perquisizione in casa di Francesco Corallo, cui è riconducibile la società Atlantis - nell'ambito dell'inchiesta che riguarda finanziamenti illeciti della Bpm di Ponzellini - e strappò letteralmente dalle mani di un ufficiale della Finanza il computer di Corallo, figlio di Gaetano, già inquisito per collusioni con la mafia. "Questo pc è mio, io sono parlamentare e me lo porto", e sparì.
Nulla pesano le ombre. Laboccetta è indagato a Roma con l'accusa di favoreggiamento perché, nel novembre 2011, si precipitò sulla scena della perquisizione in casa di Francesco Corallo, cui è riconducibile la società Atlantis - nell'ambito dell'inchiesta che riguarda finanziamenti illeciti della Bpm di Ponzellini - e strappò letteralmente dalle mani di un ufficiale della Finanza il computer di Corallo, figlio di Gaetano, già inquisito per collusioni con la mafia. "Questo pc è mio, io sono parlamentare e me lo porto", e sparì.
Solo dopo mesi e una richiesta dei
giudici al Parlamento, Laboccetta riconsegnò il pc ma la Finanza scoprì che dal
computer erano stati "cancellati in profondità" tutti i contenuti, e
ne era stata mutata la titolarità. Sulla scelta di Laboccetta a capo della Gori
aveva provato ad opporsi la Regione, attraverso l'assessore regionale Giovanni
Romano e il presidente dell'aula, Paolo Romano. Voci inascoltate.
Laboccetta
deve la nomina, da un lato, all'azione di Carlo Sarro, deputato fedelissimo a
Cosentino, che ha posto quel nome nella sua veste di commissario liquidatore
dell'Ato; e, dall'altro lato, all'accordo tra i sindaci dell'assemblea dei
Comuni (ben 76, i più estesi sono quelli di Castellammare di Stabia e Torre del
Greco). Tra questi ultimi, c'è anche chi ha piazzato amici o "figlie
di", in un patto trasversale che non sembra aver messo esattamente le
capacità manageriali al centro di questo folto Cda per 9.
Ecco la nota della
Gori: "Gli altri membri in pectore nominati dall'assemblea dei soci, che
dovranno essere ratificati nel corso del prossimo Cda, sono Giovanni Paolo
Marati, attuale ad di Gori, Rachele Iovino, Antonio Sodano, Ranieri Mamalchi
(confermato), Iolanda Papalini, Francesco Saverio Auriemma (confermato),
Salvatore Stabile (confermato) e Maurizio Bruno, quest'ultimo presidente
uscente. Una ventata rosa attraversa, quindi, la governance dell'azienda".
L'annotazione di genere si riferisce, tra l'altro, alla giovane Iovino, figlia
di un personaggio molto discusso del Pd di Castellammare, la cui nomina ha
avuto l'ok dal Comune retto dal sindaco Pd Nicola Cuomo. Colpisce tra l'altro
il robusto silenzio dei vertici napoletani dei democrat su una scelta che
invece solleva mugugni dei comitati e degli ambientalisti. "Una nomina che
lascia senza parole", commenta Francesco Emilio Borrelli, membro dei
Verdi. "Un'azienda dalla funzionalità per niente esaltante doveva essere
guidata da un professionista, non da una vecchia volpe della politica,
estensione del nuovo potere cosentiniano".
da
“marigliano.net” del 31-01-2014
Marigliano,
l'ex sindaco Sodano
nel Consiglio d'Amministrazione della GORI

Antonio Sodano Paolo Russo
L'ex
sindaco, Antonio Sodano,
diventa membro del Consiglio di Amministrazione della Gori. A darne notizia è
il deputato Paolo Russo che plaude alla nomina di Sodano in uno degli Enti più
contestati in città per la gestione del servizio idrico privatizzato,
senza che finora ci sia stato un innalzamento della qualità del servizio
erogato all'utenza.
"Premiata la professionalità -dice il deputato mariglianese- e la capacità di rappresentare un territorio nell'interesse precipuo del servizio, dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Prevale la logica di buon governo". E così Russo la spunta in Forza Italia inserendo un proprio rappresentate nell'Ente di gestione del ciclo integrato delle acque. Un punto di forza per la città di Marigliano , che adesso avrà un proprio referente presso la Gori, che sicuramente si farà portavoce delle tante criticità registrate in un Comune, dove è ancora in corso un contenzioso da parte dei cittadini che non riconoscono in questa struttura l'Ente a cui erogare i propri tributi.
Un contenzioso, che gli irriducibili dell'acqua pubblica hanno da sempre con la Gori. E che si è acuito ancora di più, dopo che il Comune, proprio con l'Amministrazione Sodano, ha chiuso il conto pubblico dove i cittadini, che non si erano mai uniformati alla privatizzazione del servizio, rifiutando persino l'istallazione dei nuovo contatori, continuavano a pagare le proprie bollette. Un problema che l'ex sindaco Antonio Sodano conosce bene e di cui adesso si potrà fare portavoce garantendo i propri concittadini, che addirittura nei giorni scorsi si sono visti recapitare bollette dove la Gori rivendica il pagamento di bollette già pagate sul conto del Comune.
Questo il nuovo Consiglio d'Amministrazione della Gori al completo: Amedeo Laboccetta, ex Deputato della Repubblica, è il nuovo presidente.Gli altri membri nominati dall'Assemblea dei Soci, che dovranno essere ratificati nel corso della prossima seduta del Consiglio di Amministrazione, sono Giovanni Paolo Marati, attuale amministratore delegato di GORI, Rachele Iovino, Antonio Sodano, ex sindaco di Marigliano, Ranieri Mamalchi , Iolanda Papalini, Francesco Saverio Auriemma , Salvatore Stabile e Maurizio Bruno, quest'ultimo presidente uscente.
"Premiata la professionalità -dice il deputato mariglianese- e la capacità di rappresentare un territorio nell'interesse precipuo del servizio, dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Prevale la logica di buon governo". E così Russo la spunta in Forza Italia inserendo un proprio rappresentate nell'Ente di gestione del ciclo integrato delle acque. Un punto di forza per la città di Marigliano , che adesso avrà un proprio referente presso la Gori, che sicuramente si farà portavoce delle tante criticità registrate in un Comune, dove è ancora in corso un contenzioso da parte dei cittadini che non riconoscono in questa struttura l'Ente a cui erogare i propri tributi.
Un contenzioso, che gli irriducibili dell'acqua pubblica hanno da sempre con la Gori. E che si è acuito ancora di più, dopo che il Comune, proprio con l'Amministrazione Sodano, ha chiuso il conto pubblico dove i cittadini, che non si erano mai uniformati alla privatizzazione del servizio, rifiutando persino l'istallazione dei nuovo contatori, continuavano a pagare le proprie bollette. Un problema che l'ex sindaco Antonio Sodano conosce bene e di cui adesso si potrà fare portavoce garantendo i propri concittadini, che addirittura nei giorni scorsi si sono visti recapitare bollette dove la Gori rivendica il pagamento di bollette già pagate sul conto del Comune.
Questo il nuovo Consiglio d'Amministrazione della Gori al completo: Amedeo Laboccetta, ex Deputato della Repubblica, è il nuovo presidente.Gli altri membri nominati dall'Assemblea dei Soci, che dovranno essere ratificati nel corso della prossima seduta del Consiglio di Amministrazione, sono Giovanni Paolo Marati, attuale amministratore delegato di GORI, Rachele Iovino, Antonio Sodano, ex sindaco di Marigliano, Ranieri Mamalchi , Iolanda Papalini, Francesco Saverio Auriemma , Salvatore Stabile e Maurizio Bruno, quest'ultimo presidente uscente.
domenica 26 gennaio 2014
Cari attivisti/e,
cittadini/e
che insieme a noi formarono nel 2011 il COMITATO
CAMPANO 2 SI PER L'ACQUA BENE COMUNE.
Nel giugno del 2011, con una coalizione formata da
comitati cittadini, sindacati, associazioni ambientaliste, altermondialiste,
cattoliche, da centri sociali, e da tanti singoli/e cittadini/e, ma anche da
alcune forze politiche presenti in un comitato di sostegno, abbiamo vinto la
grande battaglia referendaria politica per i beni comuni e la democrazia.
Tutti insieme con il motto “L'Acqua é un diritto,
non una merce”, abbiamo messo un freno ai processi di privatizzazioni e
permesso la nascita di processi di ripubblicizzazioni del servizio idrico
integrato in Italia. In particolare, proprio a Napoli, si é vista nascere la
prima azienda ripubblicizzata, l’ABC Napoli.
A distanza di 2 anni, i tentativi di privatizzare o di
preparare il terreno alla privatizzazione sono stati numerosi, tanto a livello
nazionale che nelle regioni.
In Regione Campania, il governo Caldoro ha presentato a
giugno un disegno di legge per riorganizzare gli ATO, in modo da favorire i
processi di privatizzazione e in particolare di rafforzare il potere della Gori
Spa, allargando il suo raggio di azione.
Recentemente la Regione ha approvato la nuova legge che
riorganizza gli Ato per la gestione della raccolta dei rifiuti. Insieme, queste
due leggi tendono a favorire la creazione di multiutility e quindi
all'insediamento di multinazionali per gestire i beni comuni della Regione
Campania.
Il Coordinamento Campano per la gestione Pubblica
dell’Acqua chiama tutti i promotori del referenum del 2011 e tutti coloro che
si vogliono fare, insieme a noi, custodi della vittoria referendaria a
partecipare ad una grande assemblea per lanciare la mobilitazione per bloccare
il ddl 204/2013 che riorganizza gli Ato per la gestione dell'acqua.
Incontriamoci
all'Ex Asilo Filangieri
Vico Maffei 7 a Napoli
Venerdi 31 Gennaio 2013 alle ore 17
Coordinamento Campano per la GestionePubblica dell'Acqua
Vico Maffei 7 a Napoli
Venerdi 31 Gennaio 2013 alle ore 17
Coordinamento Campano per la GestionePubblica dell'Acqua
Ufficio Stampa Campania Acqua
campaniacqua.stampa@gmail.com
3297745761-3296114952
http://coord-acquacampania.blogspot.it/
https://www.facebook.com/pages/Comitato-Campano-per-lAcqua-Pubblica/296798871761
https://www.facebook.com/pages/Coordinamento-Campano-Acqua-Pubblica/376966949080486?fref=ts
http://retecivica-ato3.blogspot.it/
da Il Manifesto,
Giovedì 23 Gennaio 2014
PRIVATIZZAZIONI
«la Repubblica», ovvero
l’ideologia contro i servizi pubblici
di Beniamino
Grandi
Che
accade quando l’attacco ideologico ai servizi pubblici manipola consapevolmente
i dati che propone? È interessante da questo punto di vista la lettura de
«L’inchiesta» pubblicata in questi giorni da la Repubblica, con richiamo in
prima pagina dal titolo «Quei 2 miliardi persi dalle società pubbliche» e
ripresa con pagina intera all'interno con il titolo «La giungla delle società
in mano pubblica : oltre 7.000 SpA, perdono 2,2 miliardi».
L’intera «rivelazione» della pagina si basa su un’indagine del ministero del Tesoro su tutte le società partecipate a qualsiasi titolo da comuni, province, regioni ed enti di diritto pubblico.
Manco a dirlo, l’indagine è lo spunto per l’ennesimo attacco al pubblico in generale «(...) se una holding privata vedesse che un terzo delle società di cui essa è azionista viaggia in rosso e che quelle perdite sono così pesanti da portare in rosso il saldo totale, le opzioni sarebbero chiare: vendere, oppure ristrutturare al più presto le imprese in perdita per arrestare l’emorragia; la terza ipotesi, fingere di non vedere perchè così conviene a quache manager corrotto, non atterrerebbe neppure sul tavolo» scrive con viva e vibrante indignazione l’autore dell’articolo Federico Fubini.
Come a dire che è già tutto chiaro: il pubblico è un disastro, mentre il metafisico privato sì che sarebbe in grado di garantire l'efficienza. Premesso che sono per la riappropriazione sociale di tutti i servizi pubblici, che vanno sottratti ai profitti privati e al clientelismo politico-manageriale che fin qui ha imperversato nel settore produttivo (vedi la razza padrona industriale di buona memoria) attraverso la partecipazione diretta dei cittadini e dei lavoratori alla loro gestione, una domanda sorge spontanea: ma se l’indagine riguarda le società partecipate dagli enti pubblici (dunque non le aziende speciali nè le SpA a totale capitale pubblico), da chi altro sono partecipate queste società, oltre agli enti pubblci? E la riposta è lapalissiana : sono società a capitale misto pubblico-privato, ovvero sono partecipate esattamente dai privati! Quelli che «(..) se un holding privata...» di cui sopra.
Ma, approfondiamo l’analisi, perché il titolo e il senso dell’articolo farebbero presagire un disastro senza confini. Ebbene, analizzando i dati riportati, si scopre che su 7340società partecipate, 2879 (47%) sono in attivo e 1249 (20%) sono in pareggio : quindi il 63% delle società analizzate non rientra nel disastro gridato per tutto l’articolo. Sono invece in perdita 2023 società pari al 33%. La perdita complessiva di queste ultime è pari a 2,2 miliardi di euro (come sbandierato nel titolo); ma se poi si va a vedere l’articolo nel dettaglio si scopre che del rosso complessivo, ben 1,5 miliardi è provocato da appena 23 società.
Infine, un ultimo dato che considero particolarmente rilevante: la partecipazione media degli enti locali nelle società in utile è pari al 29%, quella nelle società in pareggio è pari al 60%, quella nelle società in perdita è pari al 15%.
Mi fermo qui, anche perchè non è certo la contabilità delle quote di capitale a determinare la funzione pubblica e sociale di un servizio. Ma l’articolo de la Repubblica è senz’altro la dimostrazione che quando si vuole impostare una campagna ideologica, la manipolazione della realtà è d’obbligo.
L’intera «rivelazione» della pagina si basa su un’indagine del ministero del Tesoro su tutte le società partecipate a qualsiasi titolo da comuni, province, regioni ed enti di diritto pubblico.
Manco a dirlo, l’indagine è lo spunto per l’ennesimo attacco al pubblico in generale «(...) se una holding privata vedesse che un terzo delle società di cui essa è azionista viaggia in rosso e che quelle perdite sono così pesanti da portare in rosso il saldo totale, le opzioni sarebbero chiare: vendere, oppure ristrutturare al più presto le imprese in perdita per arrestare l’emorragia; la terza ipotesi, fingere di non vedere perchè così conviene a quache manager corrotto, non atterrerebbe neppure sul tavolo» scrive con viva e vibrante indignazione l’autore dell’articolo Federico Fubini.
Come a dire che è già tutto chiaro: il pubblico è un disastro, mentre il metafisico privato sì che sarebbe in grado di garantire l'efficienza. Premesso che sono per la riappropriazione sociale di tutti i servizi pubblici, che vanno sottratti ai profitti privati e al clientelismo politico-manageriale che fin qui ha imperversato nel settore produttivo (vedi la razza padrona industriale di buona memoria) attraverso la partecipazione diretta dei cittadini e dei lavoratori alla loro gestione, una domanda sorge spontanea: ma se l’indagine riguarda le società partecipate dagli enti pubblici (dunque non le aziende speciali nè le SpA a totale capitale pubblico), da chi altro sono partecipate queste società, oltre agli enti pubblci? E la riposta è lapalissiana : sono società a capitale misto pubblico-privato, ovvero sono partecipate esattamente dai privati! Quelli che «(..) se un holding privata...» di cui sopra.
Ma, approfondiamo l’analisi, perché il titolo e il senso dell’articolo farebbero presagire un disastro senza confini. Ebbene, analizzando i dati riportati, si scopre che su 7340società partecipate, 2879 (47%) sono in attivo e 1249 (20%) sono in pareggio : quindi il 63% delle società analizzate non rientra nel disastro gridato per tutto l’articolo. Sono invece in perdita 2023 società pari al 33%. La perdita complessiva di queste ultime è pari a 2,2 miliardi di euro (come sbandierato nel titolo); ma se poi si va a vedere l’articolo nel dettaglio si scopre che del rosso complessivo, ben 1,5 miliardi è provocato da appena 23 società.
Infine, un ultimo dato che considero particolarmente rilevante: la partecipazione media degli enti locali nelle società in utile è pari al 29%, quella nelle società in pareggio è pari al 60%, quella nelle società in perdita è pari al 15%.
Mi fermo qui, anche perchè non è certo la contabilità delle quote di capitale a determinare la funzione pubblica e sociale di un servizio. Ma l’articolo de la Repubblica è senz’altro la dimostrazione che quando si vuole impostare una campagna ideologica, la manipolazione della realtà è d’obbligo.
venerdì 24 gennaio 2014
IL
POSTINO SMETTERA’ DI SUONARE ?
di Marco Bersani Attac% Italia
Dopo aver versato, per non
più di un minuto, lacrime di coccodrillo sui dati della disuguaglianza sociale
nel pianeta, forniti dal rapporto della ong Oxfam – le 85 persone più ricche
del mondo detengono una ricchezza equivalente a quella di 3,5 miliardi di
persone; l’1% del pianeta possiede il 50% della ricchezza mondiale- il ministro
Saccomanni, presente all’annuale Forum di Davos, è passato alle cose serie e,
in un incontro con i grandi investitori stranieri, ha annunciato l’avvio
dell’ennesimo piano di privatizzazioni, con in testa le Poste Italiane.
Senza senso del ridicolo,
è riuscito a dire che l’operazione, che prevede, per ora, la messa sul mercato
del 40% del capitale sociale di Poste, comporterà un’entrata di almeno 4
miliardi da destinare alla riduzione del debito pubblico.
Anche ai più sprovveduti
credo risulti chiara l’inversione del contesto : Saccomanni dice di voler
privatizzare le Poste per ridurre il debito pubblico, mentre è evidente come il
debito pubblico sia solo l’alibi –lo shock teorizzato da Milton Friedman- per
permettere la privatizzazione di un servizio pubblico universale.
Bastano
due semplici operazioni di matematica : la vendita del 40% di Poste Italiane
porterebbe il debito pubblico da 2.068 a 2.064 miliardi, con un entrata una
tantum non riproducibile, e nel contempo eliminerebbe un’entrata annuale
stabile di almeno 400 milioni/anno (essendo l’utile di Poste Italiane pari a 1
mld).
Ma, ovviamente, non c’è
dato che conti quando l’obiettivo è quello di dichiarare una vera e propria
guerra alla società, attraverso la progressiva spoliazione di diritti, beni
comuni, servizi pubblici e democrazia, all’unico scopo di favorire l’espansione
dei mercati finanziari.
E, d’altronde, la messa
sul mercato del 40% di Poste è la naturale prosecuzione di un processo di
trasformazione del servizio, in corso già da quando l’azienda dello Stato è
diventata una SpA : da allora abbiamo assistito a più riprese –tutte avvallate
dagli accordi sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil di categoria- al progressivo
smantellamento del servizio postale universale, con relativo attacco alle sue
prerogative di uniformità di servizio su tutto il territorio nazionale, di
tariffe contenute e di soddisfacente qualità del recapito.
Ciò che si vuole
perseguire, con la definitiva privatizzazione, è lo smantellamento della
funzione sociale di Poste Italiane, attraverso la separazione di Banco Posta
dal servizio di recapito, trasformando il primo –già oggi ricettacolo di
molteplici attività finanziarie- in una vera e propria banca e mettendo sul
mercato il secondo.
Con la naturale
conseguenza che i servizi postali saranno garantiti da una miriade di soggetti
privati, solo laddove adeguatamente remunerativi (grandi città e grandi utenti)
e smantellati, o a carico della collettività con aumento incontrollato dei
costi, in ogni territorio dove il rapporto servizio/redditività non sarà
considerato adeguato.
Senza contare il fatto
che, con questa operazione, anche tutta la funzione di raccolta del risparmio
dei cittadini, oggi svolta dagli oltre 13.000 uffici postali, che convogliano
il denaro raccolto a Cassa Depositi e Prestiti, verrebbe messa a rischio o
profondamente trasformata.
Stiamo già sentendo le
consuete sirene ideologiche di accompagnamento : la vendita del 40% non
intaccherà il controllo pubblico, mentre nel capitale sociale verranno
coinvolti i lavoratori e i cittadini risparmiatori, in una sorta di azionariato
popolare e democratico.
Credo che tre decenni di
privatizzazioni abbiano già fornito gli elementi per confutare entrambe le tesi
: l’entrata dei privati nel capitale sociale di un’azienda pubblica ha sempre e
inevitabilmente comportato la trasformazione della parte pubblica in soggetto
finalizzato all’unico obiettivo del profitto; l’azionariato diffuso tra
lavoratori e cittadini, aldilà delle favole sulla democrazia economica, è
sempre servito a immettere denaro nell’azienda, permettendo agli azionisti
maggiori –i poteri forti- di poterla possedere senza fare nemmeno lo sforzo di
doverla comprare.
Ogni smantellamento di un
servizio pubblico universale consegna tutte e tutti noi all’orizzonte della
solitudine competitiva : ciascuno da solo sul mercato in diretta competizione
con l’altro.
Opporsi alle
privatizzazioni, oltre a fermare i processi di finanziarizzazione della
società, consente di riaprire lo spazio pubblico dei beni comuni e di un altro
modello sociale.
Perché il futuro è una
cosa troppo seria per affidarlo agli indici di Borsa.
domenica 12 gennaio 2014
Commento
sui provvedimenti relativi ad aziende speciali, istituzioni e società
partecipate contenuti nella Legge stabilità 2014 n. 147/2013
1.In termini generali, i commi da
550 a 569 della legge di stabilità intervengono sull’insieme dell’universo
delle aziende speciali, istituzioni e società partecipate dipendenti dagli Enti
Locali, a prescindere dall’oggetto della loro attività: comprendono, ad
esempio, sia le forme gestionali che riguardano i servizi pubblici locali
(acqua, gas, igiene ambientale, trasporto pubblico locale, energia, ecc.) sia
quelle relative alle attività strumentali (servizi informatici, di pulizia,
manutenzione ecc.). L’idea portante lì contenuta è quella di valutare
l’economicità della gestione: in buona sostanza, il riferimento di fondo è
quello che aziende speciali, istituzioni e società partecipate devono avere un
risultato economico positivo, altrimenti ciò comporta serie conseguenze
sull’Ente Locale di riferimento. In generale, senza entrare in dettagli troppo
tecnici, per risultato economico si intende il risultato di esercizio (o il
saldo finanziario) di bilancio, mentre per le società che svolgono servizi
pubblici a rete di rilevanza economica esso deriva dalla differenza tra valore
e costi della produzione. Se si ha un
risultato economico negativo, a partire dal 2015, gli Enti Locali proprietari o
partecipanti sono obbligati ad accantonare in un apposito fondo vincolato un
importo pari al risultato negativo non ripianato, in misura proporzionale alla
quota di partecipazione. Inoltre, a decorrere dall’esercizio 2017, in caso
di risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti, i soggetti
gestionali diversi dalle società che svolgono servizi pubblici locali sono
posti in liquidazione.
Poi, per le aziende speciali, le
istituzioni e le società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo
che siano titolari di affidamenti diretti o che svolgono servizi strumentali
vengono estese, con un atto di indirizzo dell’Ente Locale controllante, le
limitazioni di carattere contrattuale e occupazionale che riguardano i
lavoratori degli Enti Locali di riferimento (blocco parziale del turn-over e di
contenimento dei trattamenti contrattuali). Sempre in tema di personale, si
stabilisce che se la spesa relativa ad esso, comprendendo, oltre ai lavoratori
dell’Ente Locale, anche quelli delle aziende speciali, istituzioni e società a
partecipazione pubblica totale o di controllo, supera il 50% della spesa
corrente, non si può procedere ad alcuna ulteriore assunzione di personale. Si
stabiliscono inoltre processi di mobilità dei lavoratori tra società
controllate, anche senza il consenso dei lavoratori stessi.
Infine, i provvedimenti contenuti
nella Legge di stabilità abrogano i riferimenti all’assoggettamento al Patto di
stabilità degli Enti locali per le aziende speciali, istituzioni e società
partecipate e il divieto, introdotto con la spending review, di dar vita a
nuove aziende speciali o società, nonché alla messa in liquidazione delle
società strumentali e delle società partecipate nei Comuni con meno di 50.000
abitanti.
2. L’insieme di queste norme si
differenzia in modo significativo da precedenti impostazioni. In particolare,
con questo nuovo meccanismo, non si
parla più di assoggettamento di aziende speciali e società a totale capitale
pubblico al patto di stabilità degli Enti Locali. Quell’impostazione, che
era stata avanzata dal Governo Monti con il decreto “liberalizzazioni” del
gennaio 2012, viene dunque messa da parte, per affermare, invece, un approccio
per cui i singoli soggetti gestionali devono presentare un risultato economico
positivo. E’ bene peraltro ricordare che l’assoggettamento al Patto di
stabilità era solo una previsione del governo Monti e non è mai stato attuato,
perché doveva entrare in vigore con un decreto ministeriale da emettere entro
il 31 ottobre, decreto che poi non è mai uscito. Quest’accantonamento
dell’assoggettamento al Patto di stabilità degli Enti Locali fa venir meno uno
degli alibi “preferiti” dalle Amministrazioni locali che non volevano procedere
alla ripubblicizzazione dei servizi pubblici. Esse accampavano il ragionamento
che costruire un unico bilancio consolidato tra Ente Locale e soggetti gestori
(perché ciò implicava l’assoggettamento al Patto di stabilità) avrebbe esteso una
serie di vincoli alle Aziende speciali (a partire dall’impossibilità di
ricorrere all’indebitamento e quindi a effettuare gli investimenti) che ne
avrebbero minato il funzionamento. Allo stesso modo, questa nuova impostazione fa giustizia della teorizzazione della
situazione di “maggior sfavore” della gestione tramite l’Azienda speciale
rispetto a quella della S.p.A. a totale capitale pubblico “in house”. Infatti,
ormai, queste due soluzioni gestionali sono equiparate e, ora, dal punto di
vista dei privatizzatori, semmai la vera differenza, in termini di minori
vincoli, soprattutto rispetto al trattamento dei lavoratori (questione, però,
controversa e affrontabile), passa tra S.p.A. mista, da una parte, e S.p.A. a
totale capitale pubblico e Azienda speciale, dall’altra.
3. Va però notato che anche
l’impostazione contenuta nella Legge di stabilità non è meno pericolosa di
quella proposta precedentemente. L’anima privatizzatrice è ben presente anche
in questo nuovo impianto. Infatti, ciò è reso evidente da almeno tre punti: il
primo è che si prende come riferimento unicamente l’andamento economico
positivo della gestione dei servizi, ribadendo una concezione economicista per
cui questo parametro è la lente cui si guarda, senza misurarsi con un dato di
efficacia ed efficienza sociale dei servizi. In secondo luogo, è profondamente
sbagliato assumere l’indicatore dell’andamento economico della gestione in modo
uniforme, senza differenziare l’analisi per settori o aree territoriali. Per
esemplificare, il trasporto pubblico locale è strutturalmente in perdita, ne è
pensabile che lì le tariffe possano coprire i costi del servizio, così come è
profondamente differente la situazione di molte parti del Mezzogiorno rispetto
ad altre aree del Paese. Soprattutto - ed è questo il terzo motivo - non può
non sfuggire il provvedimento draconiano per cui, a partire dal 2015, se un
soggetto gestore è in perdita, l’Ente locale deve accantonare in un fondo
vincolato l’importo corrispondente. Non ci vuole molto a prevedere che, d’ora
in avanti, il nuovo alibi delle Amministrazioni che vogliono privatizzare si
tramuterà da “ non si può fare l’Azienda speciale perché viene sottoposta al
patto di stabilità” al nuovo “non si può fare l’Azienda speciale perché, se va
in perdita, ci costringe ad un ripiano impossibile per le nostre casse, che
sono già vuote”. Ragionamento che, peraltro, è più facile da smontare del
precedente, perché anche noi assumiamo il tema dell’esistenza del fattore
dell’efficienza economica, senza mai dimenticare che, in primo luogo, i servizi
devono rispondere a criteri di efficacia ed efficienza sociale e che essa va
perseguita sapendo leggere le differenze e i diversi punti di partenza
esistenti.
Insomma, la nostra battaglia va
avanti, su un terreno che può essere meno impervio del precedente, ma che avrà
bisogno della passione e dell’intelligenza collettiva che da sempre ci anima.
I commi interessati della Legge di stabilità
mercoledì 8 gennaio 2014
NO PASARAN!
Stamattina la Gori ha cercato ancora una volta di prendere possesso degli impianti del servizio idrico di Roccapiemonte. Non c'è riuscita....
Ad accoglierli un presidio di cittadini decisi a bloccare questo passaggio... E' chiaro che la GORI non demorderà, ma è altrettanto sicuro la resistenza dei cittadini di Roccapiemonte e di altre città, oltre ai Sindaci della Rete, che porranno in essere ulteriori azioni di resistenza e per riportare la gestione del SII in mano pubblica...
giovedì 2 gennaio 2014
Assassinato
Gilberto Daza attivista dell’acquedotto comunitario del Municipo di Sucre in
Colombia
Il 28 dicembre uno di noi è stato barbaramente ucciso.
Gilberto Daza, di fronte alla moglie e ai suoi tre figli, è stato freddato con
due colpi alla nuca da un sicario che lo attendeva sulla porta di casa.
Gilberto era consigliere del Municipio di Sucre e insieme all’Associazione
contadina dei Bienandantes e all’Assemblea dell’acquedotto comunitario, era
impegnato per la difesa del territorio, contro la privatizzazione dell’acqua e
lo sfruttamento minerario del Macizo colombiano del Cauca.
Avremmo voluto augurare a tutte e tutti un buon
2014, partendo, in positivo, dalle nostre migliori esperienze che hanno
contraddistinto il 2013. Un anno per tanti aspetti orribile, ma in cui non sono
mancati squarci di luce e crepe di felicità. Come la Carovana internazionale di
ottobre in Colombia a cui è seguito il “levantamento” indigeno del 12 ottobre;
oppure la semplice quanto toccante esperienza di due militanti di Yaku in
Bolivia, Greta Rigon e Anna Postal, che hanno assaporato il grande cuore delle
comunità di Cochabamba, la città boliviana ribelle della prima e indimenticata
“Guerra dell’Acqua” del 2000.
Ma l’assassinio di Gilberto Daza, un’esecuzione in piena regola, ci chiama a un grido di rabbia comune.
L’ultima volta lo avevamo incontrato proprio ad ottobre, a Sucre, con la delegazione internazionale partecipando all’Assemblea degli utenti dell’acquedotto comunitario. Abbiamo scritto anche un articolo “Un acquedotto nel conflitto” , sull’esperienza di questa piccola comunità, nel dipartimento colombiano del Cauca, che è riuscita a gestire un acquedotto in modo collettivo e autonomo tra gli spari del conflitto e nel corso di un processo di pace - a Cuba il dialogo tra le Farc e il governo colombiano è iniziato da più di un anno – che sembra aver acutizzato e inasprito gli episodi di violenza in tutto il Paese.
Ora dopo le tante minacce anonime rivolte all’Assemblea dell’acquedotto e all’associazione contadina dei Bienandantes – entrambe partecipano al progetto di cooperazione internazionale promosso da Yaku “Agua Justicia y Paz in Colombia” – i sicari sono passati ai fatti. E Gilberto è stato ucciso da un uomo vestito di nero e il volto coperto da un passamontagna. Non sappiamo chi sia. Non sappiamo i nomi dei mandanti. Ma è certo che Gilberto è stato ucciso per aver difeso il suo territorio, l’acquedotto comunitario, e la dignità del piccolo Municipio di Sucre. Una comunità estranea al conflitto che insan! guina il Paese da più di 50 anni, ma che ha saputo scegliere la via della pace e dell’autonomia, partendo dalla riappropriazione dell’acquedotto comunitario e dalla difesa dei beni comuni.
E a chi aveva interessi e concessioni in quelle
montagne ricche di acqua e minerali, certo è un percorso che non è piaciuto.
Siamo vicini alla famiglia di Gilberto, alla comunità
di Sucre, alle compagne e ai compagni di Justicia y Paz che insieme a noi
seguono il percorso degli acquedotti comunitari nei luoghi di conflitto in
Colombia.
Sappiamo che nulla potrà restituire Gilberto alla sua
famiglia. Sappiamo anche che nulla potrà arrestare il recupero della dignità
della Comunità di Sucre.
E anche
noi ci stringiamo nello stesso abbraccio che tante donne, uomini, bambine e
bambini di Sucre hanno voluto dare a Gilberto, per ricordarci che nel 2014
saremo ancora insieme.
COMUNICATO STAMPA
Anno nuovo, dinamiche
vecchie: l'Authority per l'energia e il gas persevera nella violazione dei
referendum sull'acqua
L'Autorità per l'Energia
Elettrica ed il Gas ha nuovamente colpito nel silenzio delle feste. Il 27
Dicembre, infatti, fa approvato il Metodo Tariffario Idrico 2014-2015
confermando quanto contenuto nel Metodo Tariffario Transitorio e sancendo
nuovamente, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011.
Nonostante un prolisso
richiamo alle norme passate, nello specifico le sentenze della Corte
Costituzionale, l'Autorità ripropone lo stesso calcolo per cui la remunerazione
del capitale investito, abrogata dai referendum, viene camuffata sotto la
denominazione “oneri finanziari”, ma non cambia la sostanza: profitti garantiti
in bolletta.
Le criticità quindi
rimangono tutte, compresa l'incapacità del nuovo metodo tariffario di garantire
gli investimenti necessari al comparto idrico. Investimenti che, come i numeri
dimostrano da più di 20 anni, non trovano spazio nel metodo del full cost recovery,
cioè nell'assioma che vuole tutti i costi del servizio coperti dalla bolletta,
profitti del gestore compresi.
L'Autorità cosiddetta
“indipendente”, anche se il suo sostentamento è pagato dagli Enti gestori del
servizio idrico, continua quindi ad agire sulla base di un'impostazione
neoliberista e privatizzatrice, condivisa dagli ultimi governi che si sono
avvicendati nel Paese.
Ancora una volta, dietro
una delibera amministrativa, si cela una volontà politica, ovvero tutelare gli
interessi di pochi e ricchi privati, a scapito degli interessi della
collettività e del tessuto sociale sempre più impoverito ed attaccato nella
crisi in cui viviamo.
Ancora una volta lo si fa
calpestando il voto democraticamente espresso da 27 milioni di italiani.
Di questo riteniamo i
membri dell'AEEG direttamente responsabili e per questo chiediamo le loro
dimissioni oltre al ritiro del nuovo metodo tariffario e alla revoca delle
competenze dell'Autorità in materia di servizio idrico.
Il Forum Italiano dei
Movimenti per l'Acqua ha inoltre promosso un ricorso presso il TAR della
Lombardia contro il reinserimento della remunerazione in bolletta, che vedrà la
sua prima udienza il prossimo 23 gennaio, le cui ragioni verranno ampiamente
esposte nel corso del Convegno che si terrà a Milano il 18 gennaio, insieme
alle proposte del Forum per il finanziamento del servizio idrico.
L'alternativa esiste, gli
italiani e le italiane l'hanno già scelta con i referendum di giugno 2011 e
continueremo a batterci affinché le leggi del mercato e del profitto escano
dalla gestione dell'acqua e dei beni comuni.
Perchè si scrive acqua si
legge democrazia e vogliamo ripubblicizzarle entrambe.
Roma, 02/01/2014
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