venerdì 11 aprile 2014

Botta e risposta tra l'AEEG e il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua
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Autorità per l’energia elettrica 
il gas e il sistema idrico
Comunicato

Acqua: 55 milioni di euro restituiti dai gestori e una black list degli inadempienti

La decisione dell’Autorità riferita all’abolizione della remunerazione del capitale nel periodo post referendum dal 21 luglio al 31 dicembre 2011
Milano, 11 aprile 2014 – L’Autorità per l’energia ha stabilito la restituzione ai consumatori di 55 milioni di euro da parte di 71 gestori del servizio idrico. La restituzione è relativa al periodo di circa cinque mesi intercorso fra l’abolizione della remunerazione del capitale a seguito del referendum, il cui esito è stato proclamato il 21 luglio 2011, e l’introduzione dal 1 gennaio 2012 della nuova tariffa calcolata secondo i criteri approvati dall’Autorità. Le società di gestione interessate dovranno accreditare l’importo ai circa 11 milioni di utenti domestici coinvolti già nella prossima bolletta dell’acqua.
Alla delibera sono allegati gli elenchi degli Enti d’Ambito che hanno rispettato i tempi e le modalità di calcolo dei rimborsi secondo i criteri indicati dall’Autorità, ma anche una sorta di ‘black list’ degli Enti d’Ambito che non hanno mai risposto al regolatore.
Il provvedimento non ha invece ricadute per le società che applicano il cosiddetto metodo ‘ex Cipe’ in quanto non prevedeva la remunerazione del capitale investito.
La somma restituita è stata calcolata prendendo come riferimento la remunerazione del capitale investito indicata dai Piani degli Enti d’Ambito per il periodo 21 luglio-31 dicembre 2011, al netto degli oneri finanziari e fiscali effettivamente sostenuti e degli accantonamenti per la svalutazione crediti nella misura ritenuta efficiente. Ciò nel pieno rispetto del principio del full cost recovery indicato dalle normative europee e confermato dalla Corte Costituzionale.
Per individuare la quota parte della tariffa da restituire l’Autorità ha utilizzato criteri coerenti col c.d. Metodo Tariffario Transitorio che copre il biennio 2012-2013 e nel quale sono già considerati gli effetti del referendum abrogativo. Questi criteri sono confermati nel parere 267/13 del Consiglio di Stato, nel quale si afferma che anche nell’ambito della restituzione debba comunque essere assicurato il rispetto del principio del full cost recovery, e nella recente sentenza del Tar Lombardia 779/14.
Nello specifico, l’importo oggetto di rimborso è riferito ai circa 5 mesi trascorsi dall’esito del referendum fino all’entrata in vigore, il 1 gennaio 2012, del metodo tariffario transitorio, con il quale, tra i criteri di calcolo individuati per la determinazione delle tariffe, l’Autorità esclude la remunerazione del capitale investito.
Con questo provvedimento si conclude il percorso avviato lo scorso anno con la delibera 38/2013/R/IDR nella quale il Regolatore aveva stabilito l’avvio della procedura per la definizione dei criteri di calcolo degli importi da restituire per la remunerazione del capitale investito.
La decisione era stata presa all’indomani del parere richiesto dall’Autorità al Consiglio di Stato sull’esatta decorrenza dei propri poteri tariffari sull’acqua. Infatti, nelle consultazioni pubbliche svolte nel 2012, erano emerse posizioni divergenti sulla titolarità dell’Autorità a intervenire in periodi precedenti all’attribuzione delle funzioni di regolazione dei servizi idrici avvenuta con il D.L. 201/11.
A inizio dicembre, l’Autorità aveva intimato ai soggetti che non avevano ancora provveduto, di individuare entro 30 giorni l’importo da restituire agli utenti. Trascorsa questa scadenza, l’Autorità avrebbe determinato forfettariamente il rimborso a carico degli enti d’ambito inadempienti.
Le delibere 163/2014/R/idr e 38/2013/R/IDR sono disponibili sul sito
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Comunicato Stampa

IL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA CONTESTA LA DECISIONE DI AEEG DI RESTITUIRE SOLTANTO 55 MILIONI DI EURO AGLI UTENTI

L'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico ha stabilito la restituzione agli utenti di 55 milioni di €, ovvero la quota calcolata relativa all’abolizione della remunerazione del capitale, nel periodo post referendum dal 21 luglio al 31 dicembre 2011.
Ribadiamo che tale cifra è decisamente sottostimata rispetto a quella che effettivamente andrebbe restituita dai gestori. Infatti, sono state in modo illegittimo sottratte diverse voci (oneri finanziari e fiscali; gli accantonamenti per la svalutazione crediti). Inoltre nella maggior parte dei casi la restituzione avverrà solo a favore delle utenze domestiche e non di quelle commerciali.

Da ciò si ricava che l'ammontare della legittima restituzione sarebbe dovuta essere circa il doppio rispetto a quanto indicato nel comunicato stampa dell'AEEG, ovvero intorno ai 100 milioni di € per i cinque mesi del 2011, quindi circa 20 milioni di € al mese.
Sottolineiamo, inoltre, come la restituzione da far tornare agli utenti non può che essere quella ingiustamente percepita da parte dei soggetti gestori a partire dal 21 Luglio 2011 fino ad oggi, visto che si è proseguito, senza soluzione di continuità, ad inserire in tariffa la voce della remunerazione del capitale in contraddizione con l'esito referendario sotto mentite spoglie.

Poiché i gestori avrebbero dovuto restituire circa 600 milioni di € dal 21 luglio 2011 ad oggi, comprendiamo la resistenza degli stessi ad attuare il referendum.

La sensibilità di AEEG alla corposità degli interessi dei soggetti gestori si inscrive nello stesso quadro in cui il TAR Lombardia ha rigettato il nostro ricorso contro il metodo tariffario.

Da parte nostra confermiamo che proseguiremo la mobilitazione e le campagne volte alla piena e reale attuazione dei referendum.

Roma, 11 Aprile 2014.


Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

mercoledì 9 aprile 2014

SENZA PAROLE

Comunicato Stampa
IL NUOVO CHE AVANZA? LE SOLITE PRIVATIZZAZIONI
27 milioni di italiani hanno già espresso il loro dissenso attraverso i referendum del 2011

La ricetta del governo Renzi non cambia nulla e mette in calendario una nuova stagione di privatizzazioni, con il mirabolante obiettivo di incassare 15 miliardi l’anno nei prossimi tre anni. L’attenzione, oltre che sulle grandi aziende partecipate dallo Stato, sarà ancora una volta puntata sui servizi pubblici locali.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua sottolinea come gli esiti referendari siano di fatto disattesi e addirittura contraddetti. 27 milioni di italiane e italiani hanno votato per la gestione pubblica e partecipativa dell'acqua nel 2011, per dire no alla privatizzazione dei servizi pubblici locali e ad oggi nessun Governo ha tradotto in pratica il voto democratico dei cittadini.
E mentre Confindustria annuncia un prossimo progetto di riforma organica dei servizi pubblici locali, i grandi manager finanziari sono pronti a mettersi al lavoro: da Gamberale, amministratore delegato di F2i, che dichiara : “Le privatizzazioni degli asset locali possono rispondere anche alla nuova ondata di interesse da parte degli investitori stranieri in Italia”; al presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Bassanini, che dichiara: “Attraverso il fondo strategico siamo disponibili a sostenere con equity il processo di consolidamento delle utility locali”.
Una convergenza delle elites politico-finanziarie con un unico obiettivo: chiudere i conti con la vittoria referendaria sull’acqua e consegnare i beni comuni e i servizi pubblici locali agli interessi dei gruppi finanziari privati.
Se questo è il nuovo che avanza, non c’è molto da aggiungere.
Ancora una volta, in tutto il Paese e in ogni territorio, il movimento per l’acqua saprà produrre resistenza sociale a questi tentativi fino alla completa affermazione di quanto deciso dalla maggioranza assoluta del popolo italiano : fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua.
Roma, 9 Aprile 2014.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

sabato 5 aprile 2014

BASTA AUSTERITA'! BASTA PRIVATIZZAZIONI!
ACQUA, BENI COMUNI,  DIRITTI SOCIALI  E DEMOCRAZIA. 
IN ITALIA E IN EUROPA
appello per la costruzione di una manifestazione nazionale il 17 maggio

Una nuova stagione di privatizzazione dei beni comuni, di attacco ai diritti sociali e alla democrazia è alle porte.

Se la straordinaria vittoria referendaria del 2011 ha dimostrato la fine del consenso all'ideologia del “privato è bello”, e se la miriade di conflittualità aperte sulla difesa dei beni comuni suggeriscono la possibilità e l'urgenza di un altro modello sociale, la crisi, costruita attorno alla trappola del debito pubblico, ha riproposto con forza e ferocia l'ideologia del “privato è obbligatorio e ineluttabile”.

L'obiettivo è chiaro: consentire all'enorme massa di denaro accumulata sui mercati finanziari di potersi impossessare della ricchezza sociale del Paese, mercificando I beni comuni e alienando I diritti di tutti.

Le conseguenze sono altrettanto chiare : un drammatico impoverimento di ampie fasce della popolazione, sottoposte a perdita del lavoro, del reddito, della possibilità di accesso ai servizi, con preoccupanti segnali di diffusione di disperazione individuale e sociale;

Il governo Renzi, sostenuto dall'imponente grancassa dei mass-media e in piena continuità con gli esecutivi precedenti, sta accelerando l'approfondimento delle politiche liberiste, nel tentativo di rendere irreversibile la spoliazione dei beni comuni e la precarizzazione del lavoro e della vita delle persone.

Dentro questo disegno, viene messa in discussione la stessa democrazia, con la trasformazione autoritaria delle istituzioni legislative, e con l'attacco alla funzione pubblica  e sociale degli enti locali territoriali.

Tutto ciò in piena sudditanza con I vincoli dell'elite politico-finanziarie che governano l'Unione Europea e che, attraverso l'autonomia monetarista della Bce, il patto di stabilità, il fiscal compact e il recente trattato di libero scambio Usa-Ue (TTIP), cercano di imporre la fine di qualsivolgia stato sociale e la piena mercificazione dei beni comuni.

A tutto questo è' giunto il momento di dire basta.

In questi anni, dentro le conflittualità aperte in questo paese, sono maturate esperienze di lotta molteplici e variegate ma tutte accomunate da un comune sentire : non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attraverso una mobilitazione sociale diffusa per la riappropriazione sociale dei beni comuni, della ricchezza sociale prodotta, di una nuova democrazia partecipativa.

Sono esperienze che, mentre producono importantissime resistenze sui temi dell'acqua, dei beni comuni e della difesa del territorio, del diritto all'istruzione, alla salute e all'abitare, del contrasto alla precarietà della vita e alla mercificazione della società, prefigurano la possibilità di una radicale inversione di rotta e la costruzione di un altro modello sociale e di democrazia.
Vogliamo fermare la nuova stagione di privatizzazioni e di precarietà.
Vogliamo costruire assieme una nuova possibilità di futuro.

Per questo, come Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, proponiamo a tutte queste realtà ed esperienze di provare a costruire assieme un momento di mobilitazione comune, aprendo un luogo collettivo di riconoscimento reciproco e promuovendo una manifestazione nazionale a Roma per sabato 17 maggio.

Vi invitiamo a discuterne in una prima riunone nazionale in data 11 Aprile 2014 alle ore 17.30 presso la sede del Forum dei Movimenti per l'Acqua (Via S. Ambrogio, 4 – Roma – II piano).

Forum italiano dei movimenti per l'acqua 

giovedì 3 aprile 2014


COMUNICATO STAMPA (02/04/14)

Importante incontro, ieri, a Roma tra una delegazione della rete dei sindaci per l’acqua pubblica dell’ambito ATO3 sarnese-vesuviano e il Prof. Avv. Marcello Clarich. La delegazione dei Sindaci era rappresentata da membri dell’amministrazione di Casalnuovo. Erano, altresì, presenti  membri dei comitati dell’acqua pubblica del territorio insieme al loro legale, avv. Giuseppe Grauso, unitamente a rappresentanti del Forum Nazionale.
Ben undici amministrazioni del nostro comprensorio hanno deliberato in questi mesi per dare formalmente mandato allo Studio Clarich di predisporre un parere di dettaglio, volto ad inquadrare da un punto di vista di diritto e procedurale la liquidazione della GORI SPA per la ripubblicizzazione del servizio idrico nel nostro comprensorio, attraverso l’affidamento della gestione dello stesso servizio ad una società pubblica (azienda speciale) non SPA, ove venga garantita, tra l’altro, la partecipazione attiva delle comunità locali.
I comuni che hanno formalizzato l’incarico sono: ANGRI, CASALNUOVO, CASTEL S. GIORGIO, FISCIANO, NOCERA INFERIORE, , ROCCAPIEMONTE, ROCCARAINOLA, , SARNO, SCISCIANO, SIANO, SANT’ANTONIO ABATE.
Il lavoro di coordinamento tra le varie amministrazioni del territorio, unita ad una sinergica dialettica con i comitati di base, sta producendo risultati importanti e significativi nella direzione della gestione pubblica dell’acqua

L’incarico al Prof. Clarich ci permette di porre in essere un altro importante e fondamentale tassello per la presa in carico delle nostre comunità della risorsa idrica, per una sua gestione solidale ed ecologica, fuori dalla logica del profitto.

RETE DEI   SINDACI  DEI COMUNI DELL’A.T.O. 3
PER LA GESTIONE PUBBLICA DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

RETE CIVICA PER L’ACQUA PUBBLICA ATO 3 CAMPANIA


domenica 30 marzo 2014

Napoli 1 Aprile 2014 ORE 10.30
Sala Schermo della Regione Campania 
Centro Direzionale isola F13

Il Coordinamento Campano per la Gestione Pubblica dell'Acqua, ai sensi e per gli effetti della Convenzione internazionale di Aarhus e di ogni altra norma in materia di trasparenza e partecipazione democratica,
ha invitato ad un Incontro organizzato dal Coordinamento stesso il Presidente e i Membri della Giunta della Regione Campania, il Presidente, i Capigruppo e i Consiglieri del Consiglio Regionale della Campania, il Presidente e i Membri della VII° Commissione Ambiente della Regione Campania.

Crediamo fortemente che sia necessario ed urgente questo passaggio per l'alto valore dell'argomento in questione, indispensabile per noi cittadini, onde condividere e compartecipare al procedimento legislativo mediante proprie proposte, prima dell'adozione di qualsiasi statuizione in materia. All'uopo, a seguito del nostro incontro tenutosi col Presidente Colasanto, della VII° Commissione Ambiente, abbiamo depositato una nostra proposta di Legge Regionale, a firma IISPA, Legambiente, Libera, Movimento Difesa del Cittadino, Coordinamento Campano.

L'incontro si terrà il giorno 1° Aprile p.v., alle ore 10,30, presso la Sala Schermo della Regione Campania, Isola F13, Centro Direzionale, Napoli.

Napoli, 27 Marzo 2014
Coordinamento Campano per la gestione Pubblica dell'Acqua
Ufficio Stampa Campania Acqua
campaniacqua.stampa@gmail.com

martedì 18 marzo 2014

Lazio: Vincono l’acqua pubblica 
e la partecipazione.
Approvata la prima legge in Italia per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua, presentata da cittadini e comuni.
Dopo la straordinaria vittoria referendaria di giugno 2011, dopo un percorso durato due anni che ha intrecciato le esperienze dei comitati e di numerosi comuni del Lazio, dopo 12 mesi di pressioni sul Governo Regionale, oggi, 17 marzo, finalmente, è stata approvata all’unanimità la proposta di Legge popolare n°31, per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio.
Una legge che recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro, fino al fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in essere. Una legge che rimette al centro finalmente gli enti locali, delineando gli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici e dando la possibilità ai comuni di organizzarsi in consorzi e di affidare il servizio anche ad enti di diritto pubblico, tutelando al contempo la partecipazione delle comunità locali nella gestione di questo bene fondamentale, anche rispetto alle generazioni future.
Una discussione in Aula Consiliare niente affatto semplice che, in prima seduta ,  si è protratta fino a tarda notte, per essere poi aggiornata a questa mattina.  Decisiva è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali che hanno contribuito a sventare i tentativi di ostruzionismo e di modifica dei principi cardine della legge.
Una pressione dal basso che assolutamente non dovrà attenuarsi nei prossimi mesi, quando a livello regionale dovranno essere elaborati atti legislativi fondamentali , quali la legge sugli ambiti di bacino idrografico e la nuova convenzione di cooperazione tipo. Saranno queste infatti le prossime occasioni per applicare concretamente i principi contenuti nella legge approvata oggi e di  valorizzare gli spazi di partecipazione da questa aperti.  Nel frattempo ci si aspetta che, coerentemente alla legge approvata, venga salvaguardata la libertà di quei comuni del Lazio che rischiano il passaggio forzato al gestore dell’ATO di riferimento pur volendo gestire il servizio in autonomia. Unico neo della discussione odierna è stato, infatti, il poco coraggio della maggioranza nell’affermare con chiarezza tale principio.
Oggi quindi si festeggia  insieme a tutti gli altri comitati che, in altrettante regioni, stanno lavorando per l'approvazione di testi di legge analoghi.
L'auspicio è che, a partire dal Lazio, si inneschi finalmente una reazione a catena che veda i governi regionali rispettare la volontà dei cittadini e il diritto all'acqua, proprio in un momento in cui questo viene nuovamente minacciato dal vento privatizzatore che soffia dal governo.
Per approfondire i contenuti della legge e le prospettive da questa aperte invitiamo la stampa e i cittadini ad una conferenza stampa domani, 18 marzo, alle ore 11.30 presso la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, al secondo piano in via S.Ambrogio, 4 a Roma.

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica

lunedì 10 marzo 2014

Nonostante sentenze di tribunali confermino come il distacco dell'acqua da parte dei gestori privati sia una pratica incivile, antidemocratica, basata solo sulla supponenza e sulla violenza dei gestori privati, è purtroppo una pratica diffusa in tutta Italia, che dovrebbe essere contrastata in qualsiasi modo. Il documento riportato in basso è relativo al parere del Difensore Civico del Comune di Pescara su sollecitazione di un Consigliere Comunale proprio in merito alla sospensione dell'erogazione dell'acqua potabile.
(cliccare sull'immagine per il documento in formato PDF)

 Clicca sull'immagine

martedì 25 febbraio 2014


Nonostante le numerose sollecitazioni ricevute dai cittadini e dai comitati per l’acqua, che ancora oggi sono costretti a difendere quanto disposto dai referendum del 2011 sull'acqua bene comune, la Giunta Caldoro ha impresso nelle ultime settimane una accelerazione improvvisa al percorso di approvazione del Disegno di legge sul riassetto del servizio idrico integrato, un disegno tagliato su misura per gli interessi privati, per nulla rispettoso degli aspetti ambientali e di tutela della risorsa, chiuso ad ogni possibile forma di partecipazione dei cittadini. In altri termini, la stretta finale dei poteri forti, talvolta collusi con la criminalità sull'acqua della nostra regione, dai pozzi e dalle condotte della grande adduzione, alla distribuzione nelle nostre case, allo smaltimento e alla depurazione.
A questo disegno ci opponiamo e ci opporremo fermamente in ogni sede competente, a partire dalla piazza e dai cittadini.

Assemblea pubblica/Presidio
che si terrà all'ingresso della Regione Campania
in Via Santa Lucia Napoli
giovedì prossimo 27 febbraio 2014 dalle ore 15,00


CHIEDIAMO IL RITIRO DEL DL 477 E  CHE SI RICOMINCI DALL’ESITO REFERENDARIO, 27 MILIONI DI CITTADINI ITALIANI HANNO CHIESTO LA GESTIONE PUBBLICA DELL’ACQUA!
 
Invitiamo tutti i cittadini, i comitati, i movimenti, le forze politiche e la realtà che hanno dato vita all'esperienza di straordinaria partecipazione del referendum a ritrovarsi nuovamente per difendere con impegno e determinazione l'acqua, nostro bene comune.
 
FUORI L'ACQUA DAL MERCATO - FUORI I PROFITTI E DALL'ACQUA 

Napoli, 24 febbraio 2014
Coordinamento Campano per la gestione Pubblica dell'Acqua



venerdì 21 febbraio 2014

RIFLESSIONI E METAFORE
di Emilio Molinari


Se qualcuno in vista delle elezioni europee volesse capire qualcosa di più del lato oscuro dell'Unione Europea del fiscal compat e del vincolo del 3%, di sicuro dovrebbe piantarla di “guardare” a Berlino.  Dovrebbe prendersi una settimana di ferie e correre in Bosnia: a Zenica, Tuzla, e soprattutto a Sarajevo, dove la protesta, questa volta sociale ed operaia, attraversa le divisioni della guerra e della pulizia etnica.

Andare a Sarajevo viaggiando nella storia.

Da dove 100 anni fa il colpo di pistola di Gravilo Princip dava il via alle due guerre mondiali (la seconda è il continuo della prima), partorite dall'Europa del “lassez fair capitalista”..., dei nazionalismi e del fallimento delle socialdemocrazie.

Dall'inizio del “secolo breve” degli orrori, ma anche delle Resistenze, del welfare e del “mai più guerre”. Il secolo delle grandi mattanze, ma anche del ripensamento che accantona il liberismo dalle Costituzioni e giura di fare dell'Europa un continente unito, in pace e senza razzismi.

A Sarajevo inizia il '900 e a Sarajevo finisce il 900, tra le macerie del sogno di poter vivere assieme tra diverse culture.

Sarebbe un viaggio negli omissis “democratici e di sinistra” che non sono solo le foibe, ma secoli di storia. Nei ritorni del liberismo e nella cattiva coscienza dell'Europa, sempre civilissima, sempre mittleuropea e sempre affascinata dalla superiorità Germanica.

E nelle italiche e provinciali convinzioni che civiltà e democrazia stanno sempre a Nord, mentre i Balcani....sono sempre un buco nero....una barbarie da ignorare, anche se  vicini a noi più di Parigi.

I Balcani non stanno negli itinerari del popolo democratico e di sinistra, non stanno nella nostra conoscenza, nei nostri interessi. Sono cancellati come luoghi di vita vissuta da una umanità. Si va a fare il bagno in Croazia o a caccia in Bosnia, ma non “vediamo”...Noi e i nostri ragazzi per “vedere” andiamo a Londra, Berlino, Parigi, Barcellona...andiamo a cercare conferma del nostro essere civilissimi ed europei e per nasconderci il fallimento, il cannibalismo dei forti, l'autodistruzione delle comunità: sociali, istituzionali, culturali e umane che avanza

La Bosnia è il luogo dove se ti specchi vedi le brutture dell' anima europea nascosta. Vedi le rotture, le grandi faglie della storia del continente che si incontrano e si accavallano.

Chi cerca l'identità europea deve andare a Sarjevo tra i brandelli che ancora vivono nella realtà e nella memoria delle tante culture che l'hanno composta : la greca, la romana, la slava, l'ottomana, la mittleuropea, l'ebraica, l'italiana, la zingara.

Nel Febbraio del 1994 iniziavo il mio viaggio dentro la Bosnia con Agostino Zanotti e poi con Michele Nardelli entrambi, con altri giovani che vorrei tutti ricordare, parte di una pattuglia di europei, portatori di un altra Europa: di riconciliazione, di ambasciate della democrazia locale. Un viaggio più volte ripetuto, lungo tutte le strade di Bosnia passando in mezzo a macerie reali e metaforiche ancora fumanti, in mezzo ai volti dei criminali di guerra.

Chilometri e lunghe discussioni tra di noi, per capire il senso di una tragedia che ci colpiva occhi, mente e cuore attraverso la sistematica distruzione della “casa del vicino” e i profughi. Per capire il senso delle domanda: di chi la colpa?

Del crollo del comunismo? della fine del coperchio titoista che per decenni ha nascosto antichi odi? Della mancata rielaborazione dei conflitti del passato? Della criminalità organizzata e la corruzione politica nate nel ventre degli apparati del comunismo? Dagli odi delle campagne verso le città? Dalla svendita culturale degli intellettuali ai nuovi poteri etnico religiosi?.

Cercavamo le colpe nel passato della ex Jugoslavia, nel fallimento del  mondo al di la della “cortina”.

Tutte cose vere, pertinenti, che non andavano nascoste e giustificate con il pensiero del complotto occidentale.

Ma che non coglievano il peso avuto dalla volontà liberista europea su quegli avvenimenti e come questi fossero in forme diverse, l'anticipazione degli attuali disastri economico-sociali dell'UE. della Grecia, del nostro paese ecc.. Non coglievano il perchè, mentre infuriava la guerra, il marco tedesco fosse (come l'euro) in quelle contrade, l'unico elemento unificante.

Avremmo dato un senso diverso alla responsabilità della Germania, del Vaticano, dei partiti europei, dell'ambientalismo e persino di alcune figure del pacifismo italiano che soffiarono sul fuoco della separazione della Slovenia e della Croazia dalla Serbia e poi della  Bosnia dove la separazione era impossibile.

Avremmo capito che in quel momento l'Europa applicava la “teoria dello shock” di Milton Freedman, attraverso la quale si impongono ai cittadini le “riforme di struttura” che altrimenti troverebbero resistenze. Che lo “spezzatino delle repubbliche” era veicolo per vincoli di bilancio,  privatizzazioni dell'apparato industriale, liquidazione di tutto ciò che è pubblico, svendita del patrimonio naturale.

E che tutto ciò anticipava l'odierna attualità.

Lo potevamo vedere già nei nostri viaggi a macerie ancora calde, nei grandi camion pieni dei tronchi delle foreste disboscate, nei trafficanti di rifiuti tossico/nocivi alla ricerca di discariche, nelle fabbriche smembrate e comprate al prezzo di rottame dalle multinazionali. 

Oggi lo puoi vedere nell'assalto. con le dighe, all'acqua dei meravigliosi fiumi di Bosnia  da parte delle imprese tedesche ed italiane, nelle miniere e nelle acciaierie privatizzate, negli operai licenziati in massa, nella disoccupazione, nel territorio venduto ecc...

Un water grabbing e un land grabbing silenzioso alle porte di casa nostra, che oggi si estende alla Grecia, all'Italia e al suo patrimonio artistico e naturale, che diventa politica nelle direttive e nel Bluprint, il piano europeo delle acque che annuncia la monetizzazione di tutte le acque: dei fiumi, dei laghi e delle falde dell'Unione Europea.

22 anni fa, in Bosnia, si misurava la volontà europea di tenere assieme tutte le culture che l'hanno partorita; la  scommessa quindi di poterci unire noi, i fondatori dell'Unione e trasformarci in effettiva Comunità di popoli, non più in competizione, non più portatori di guerre, non vassalli del più forte economicamente o dei poteri transnazionali. La scommessa fu persa e vinse l'avidtà.

Ecco perchè andare Sarajevo è scoprire la metafora dell'odierno fallimento dell'UE, dei nostri partiti, della nostra arrogante modernità, della cecità e della logica di potenza della Germania che ancora si fa motrice di altre macerie.

Tornare a Sarajevo sul ponte della Miljacka o a Mostar sul ponte della Neretva per ripensare all'Europa non come Unione ma come Comunità di popoli e di beni comuni.

Per ricordare l'origine: la CECA.....Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, beni comuni fondamentali allora, per la ripresa dalla guerra e per l'idea che il 900 aveva dello sviluppo. Per ripensare oggi ad una Comunità Europea dell'Acqua e del Territorio. Una Comunità di popoli che fà i conti con il limite delle risorse e con la crescita illimitata e che pensa ad una gestione in comune dei beni essenziali del vivere e lavorare assieme: sobriamente e nella dignità.

Emilio Molinari
febbraio 2014
Al Sindaco del Comune di Portici
Egr. Sig. Sindaco,
l’atto di impegno da noi proposto e da lei liberamente sottoscritto prima della tornata elettorale per l’elezione del Sindaco di Portici, ha rappresentato e rappresenta, per noi e per le persone che sulla base di questo impegno le hanno dato il proprio voto, una concreta volontà a perseguire un percorso effettivo per la ripubblicizzazione dell’acqua nel nostro territorio, anche in considerazione delle inadempienze contrattuali della Società Gori e della sua gestione clientelistica e fallimentare.
 
Dalla data del suo insediamento le abbiamo più volte chiesto di adoperarsi per rendere effettivo il voto espresso da milioni di italiani, in favore della fuoriuscita dell'acqua da una logica di mercato e di profitto, e nello specifico da 28.051 cittadini porticesi (98,77% dei votanti) quale esito della campagna referendaria per la ripubblicizzazione dell’acqua del 13 giugno 2011.
 
Tale percorso prevedeva innanzitutto l'adesione alla rete dei sindaci per la ripubblicizzazione, nonché l’affidamento di una consulenza giuridica, all’unisono con altri Sindaci attenti alla problematica, per poter definire le modalità con cui opporsi al disegno e alle proposte di legge che in materia di servizio idrico si vanno formando, anche a livello regionale, con orientamenti tesi solo alla privatizzazione selvaggia delle risorse idriche e privi totalmente di rispetto per la salvaguardia ambientale in un territorio già pesantemente provato dalle note vicende degli ultimi anni.
 
Oggi la situazione è grave ed urgente: la legge Regionale già in discussione alla VII Commissione sul riordino del servizio idrico servirà solo a far entrare multiutility e privati nella gestione dei beni comuni in Campania. Le chiediamo quindi per dare concretezza al suo impegno con i cittadini, di definire tempi certi per la presentazione al Consiglio Comunale di un ordine del giorno con la proposta di adesione alla rete dei Sindaci ed il conferimento dell’incarico peritale, unitamente agli altri Sindaci della rete.
 
La nomina di Laboccetta alla presidenza dell’ente gestore del servizio idrico nell’Ato3 rappresenta la peggiore espressione della politica in Italia e in Campania, trattandosi di persona che non ha competenze in materia di Servizio Idrico Integrato. Da parte nostra, siamo certi che le pressioni che la Gori potrebbe esercitare nei suoi confronti non troverebbero riscontro, poiché Lei, che della legge è sempre stato interprete ed esecutore durante il suo ufficio di magistrato, non vorrà essere meno osservante della legalità nel nuovo ufficio di
Sindaco. Al contrario, le chiediamo di farsi difensore della comunità cittadina, evitando di adeguarsi passivamente all’emanazione di normative che stravolgendo la volontà popolare, sulla quale si basa il consenso verso i politici e gli amministratori locali, favorirà solo gli interessi lobbistici delle grandi aziende, esautorando i Comuni dallo svolgimento delle loro funzioni primarie.
 
"Fuori Laboccetta dalla presidenza GORI. Fuori la GORI dall’ATO3."
 

martedì 18 febbraio 2014

da "Il Fatto Quotidiano"
Danno erariale nella gestione dell’acqua.
La Corte dei Conti sequestra il conto di Bassolino
 
La procura della magistratura contabile dispone il sequestro conservativo dopo una indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. Per la procura gli appalti della Regione Campania sarebbero stati esosi per l'ente e dannosi per il servizio

di Andrea Palladino | 17 febbraio 2014

Antonio BassolinoNapoli.

Cinquantatre milioni di euro, da dividere – con percentuali diverse – tra gli ex amministratori dellaRegione Campania e le aziende che hanno gestito la depurazione. In cima alla lista della procura della Corte dei conti – che ha chiesto il blocco dei conti correnti alla Guardia di finanza – c’è l’ex governatore Antonio Bassolino, chiamato a rispondere per il 20% della cifra, pari a circa 10,6 milioni di euro. C’è poi l’ex assessore all’ambiente Walter Ganapini – ambientalista storico, con un passato a capo dell’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente – che risponde per 2,6 milioni di euro e l’ex dirigenza dell’Arin. la società che gestisce l’acqua di Napoli, ripubblicizzata un anno fa dalla giunta de Magistris: Maurizio Barracco, ex Ad, e Francesco Panico, con 3,7 milioni di euro ciascuno di presunto danno erariale. Chiamata in giudizio è anche la società che ha gestito il sistema di depurazione fino a pochi mesi fa, la Hydrogest spa, che deve rispondere per 10,6 milioni di euro.

 La contestazione della procura della Corte dei Conti arriva dopo un’accurata indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. L’affidamento dell’appalto – avvenuto durante il governo Bassolino – si basava sul sistema del project financing. Per i magistrati contabili il vero affare lo avrebbe realizzato solo la società vincitrice, grazie ad un sistema che garantiva il pagamento automatico del servizio da parte della regione Campania. Quel tipo di affidamento – scelto nel 2002, quando Bassolino svolgeva anche il ruolo di commissario straordinario all’emergenza rifiuti – era stato sconsigliato dal Cipe, vista “la complessità del sistema depurativo”, spiega il nucleo tributario della Guardia di finanza. Nonostante il parere negativo, nel 2003 l’appalto viene aggiudicato alle società Termomeccanica Ecologia e Giustino Costruzioni, poi confluite in Hydrogest.
 
Il piano economico prevedeva un investimento di 120 milioni di euro da destinare all’adeguamento del sistema fognario e di depurazione della regione Campania. In cambio il raggruppamento di società di era aggiudicata la gestione dei canoni per le acque reflue, “per un volume di affari stimato in oltre un miliardo di euro”. Qualcosa, però, non ha funzionato: per la Guardia di finanza su quella gestione hanno pesato “significative anomalie”.
 
In sostanza – spiega la Procura della corte dei conti – il rischio imprenditoriale alla fine gravava solo sulla regione Campania e la stima del “ricavo garantito” sarebbe risultato abnorme. Secondo la ricostruzione della Procura, la Hydrogest non avrebbe attivato le procedure per riscuotere i canoni dai gestori idrici, avendo la certezza di ricevere in ogni caso i soldi dalla regione. Non solo. Nell’accordo con l’Arin – il gestore dell’acquedotto di Napoli – ha concesso un aggio sulla riscossione “nettamente superiore ai limiti imposti”, pari al 20%. 
 
Il peggio, però, doveva ancora venire. Quando nel 2010 la regione ha rescisso il contratto, gli impianti sono stati riconsegnati “in uno stato peggiore” rispetto al 2006. Emblematico è il caso – riportato nella richiesta di risarcimento danni notificata oggi dalla Procura – di Caserta: secondo i magistrati l’acqua che usciva dagli impianti risultava più inquinata rispetto ai reflui fognari in entrata.
Nonostante questo la Hydrogest ha mantenuto la gestione degli impianti fino al 2012, quando è stata sostituita dalla gestione commissariale. In alcuni casi, spiegano i magistrati, la società avrebbe “cannibalizzato” pezzi di ricambio per risparmiare i costi di manutenzione.
 
Con un impatto sull’ambiente pesante, come sottolineano i magistrati contabili: “Non è stato migliorato dal punto di vista del funzionamento nessuno degli impianti – si legge nella notifica – provocandone viceversa il netto peggioramento dello stato di taluni di essi”. Una gestione che, tra l’altro, avrebbe poi aumentato i costi degli impianti.
 
Dopo la notifica del provvedimento la Guardia di finanza sta procedendo al sequestro conservativo dei conti correnti, delle pensioni, degli stipendi e dei beni immobili degli indagati. Toccherà ora alla Corte dei conti valutare le accuse presentate dalla procura.