mercoledì 22 marzo 2017



Comunicato stampa
Giornata Mondiale dell'Acqua 2017
Crisi del sistema idrico italiano: l'unica soluzione è una gestione pubblica, partecipativa ed eco-compatibile dell'acqua 

Istituita nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale dell’Acqua dovrebbe costituire un importante occasione di riflessione a livello nazionale e internazionale. 

Purtroppo, sempre più spesso, tale riflessione viene piegata agli interessi delle grandi lobby economico-finanziarie che perseverano nella strategia volta alla definitiva mercificazione del bene acqua.

Per queste ragioni, come movimento per l'acqua, ci sembra opportuno prendere parola provando ad individuare gli elementi critici e i nodi da sciogliere per giungere finalmente ad una reale tutela di questo bene e ad una sua gestione pubblica e partecipativa.

A distanza di quasi sei anni dai referendum del 2011 appare evidente come l'esito sia stato prima disconosciuto, poi disatteso e infine sia stata messa in campo, da parte di tutti i Governi che si sono succeduti alla guida del paese, compreso l'attuale, una strategia volta a rilanciare i processi di privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali, oltre a reinserire, tramite il nuovo metodo tariffario elaborato dell'AEEGSI, la voce che garantisce il profitto ai gestori.

Il combinato disposto di diversi provvedimenti approvati negli ultimi anni costruisce un meccanismo per cui, attraverso processi di aggregazione e fusione, i quattro colossi multiutility attuali - A2A, Iren, Hera e Acea - già collocati in Borsa, potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo i “campioni” nazionali in grado di competere sul mercato globale. Senza contare i tentativi in atto di privatizzare l'Acquedotto Pugliese, il più grande d'Europa.
Altro passaggio significativo rispetto alla pervicacia con cui si sta contraddicendo la volontà popolare è quanto avvenuto alla Camera ad aprile scorso quando il PD e la maggioranza hanno stravolto la legge sulla gestione pubblica del servizio idrico, svuotandone l'impianto generale e travisandone i principi essenziali.

Come movimento per l'acqua continuiamo a ribadire la necessità di una radicale inversione di rotta. Infatti, l'analisi dello stato dell'arte del sistema idrico italiano è impietosa e continuano ad emergere dati sconcertanti: bassi investimenti, reti vecchie con dispersione elevatissima e ritardi nella depurazione, delineando così un sistema gravemente malato.

Sul tema degli investimenti e della tariffa va ricordato che il finanziamento del servizio idrico integrato ha dimostrato il suo fallimento dal momento in cui al principio del “full cost recovery”, ossia il costo totale del servizio deve essere interamente coperto dalla tariffa, si è associato l'affidamento a soggetti privati.
I dati in tal senso parlano chiaro: aumenti delle tariffe (+ 100 % tra il 2000 e il 2016 - dati Federconsumatori Ottobre 2016) e calo degli investimenti di circa il 50 % rispetto agli anni novanta.
D'altra parte il quadro che emerge rispetto alla distribuzione dei dividendi e degli utili realizzati in 5 anni tra il 2010 e il 2014 dalle 4 grandi multiutility (A2A, Iren, Hera e Acea), ossia i modelli che si vorrebbe esportare su tutto il territorio nazionale, è assolutamente esplicito e chiarisce ogni dubbio rispetto a quella che è la vera finalità di queste aziende. La loro vocazione non è produrre servizi pubblici, ma distribuire dividendi ai soci. 

Queste aziende, cumulativamente, nel periodo indicato hanno prodotto utili netti per circa 1 miliardo e 800 milioni di € e hanno distribuito ancora di più, oltre 2 miliardi di € di dividendi. Un dato più che eclatante da cui si evince che, per garantire una quota significativa di dividendi, queste aziende si indebitano scaricando sulle generazioni future i risultati di oggi.

Di fronte a questi dati eloquenti allora la soluzione non può essere ancora una volta quella dell'ulteriore rilancio dell'attuale sistema di gestione. Infatti, è proprio la scelta, insita nel sistema, di mettere in capo ai soggetti gestori di natura privatistica la responsabilità dell’effettuazione degli investimenti che determina, stante il loro obiettivo di massimizzazione dei profitti, un’oggettiva subordinazione della decisione di investimento a quella priorità. Ciò, ovviamente, ha anche una ricaduta nefasta sulle perdite delle reti che rimangono a percentuali insostenibili (oltre il 35% di media).

A nostro avviso non si sfugge al fatto che, per avviare un ciclo di investimenti significativo con l’obiettivo di realizzare l’ammodernamento del servizio idrico, occorre progettare un nuovo sistema di finanziamento che sia basato sul ruolo fondamentale, oltre che della leva tariffaria, della finanza pubblica e della fiscalità generale. 

Ovvero il servizio idrico deve tornare ad essere una delle priorità nel bilancio statale. E che, dunque, non può essere concepito se non dentro ad un quadro di nuova gestione pubblica del servizio che preveda anche la partecipazione delle comunità locali.

Gli elementi sopra esposti dovrebbero a nostro avviso essere il fulcro della riflessione sul tema dell'acqua, a maggior ragione in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, affinché una nuova cultura dell'acqua e dei beni comuni diventi politica concreta ed esperienza consolidata, per giungere finalmente ad una svolta radicale rispetto alle politiche, trasversalmente condivise negli ultimi vent’anni, che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione provocando una peggiore qualità del servizio, minore economicità e minori investimenti.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

giovedì 23 febbraio 2017

Acqua pubblica e liquidazione Gori,
il Comune di Marigliano da che parte sta?


MARIGLIANO - Dopo aver ascoltato le promesse elettorali, gli impegni di inizio mandato e le rassicurazioni degli ultimi giorni, non si capisce ancora in che cosa si sostanzi l’attività del Comune di Marigliano in favore dell’acqua pubblica.

Non possiamo che constatare il sostanziale disimpegno dalla Rete dei Comuni per l’Acqua Pubblica, percorso che va avanti da più di 4 anni e nel quale amministrazioni di diverso colore politico portano avanti la volontà di liquidazione della GORI s.p.a. e di affidamento della gestione dell’acqua ad un’azienda speciale di diritto pubblico in mano ai Comuni, mentre l’amministrazione di Marigliano segue diligentemente le indicazioni dei vertici del Partito Democratico anche quando dovrebbero essere indigeribili, arrivando perfino a votare quale Coordinatore di Distretto Idrico niente di meno che un esponente dell’area Forza Italia vicino all’on. Paolo Russo.

Il Sindaco Carpino che ancora farfuglia parole come “acqua pubblica”, ma con sempre minore convinzione, avrebbe dovuto ribellarsi ai diktat di partito e rifiutare la logica consociativa e “spartitoria” voluta dai vertici del PD Regionale e trovare spazi e convinzione per promuovere la nomina del Sindaco De Simone il cui intento era quello di portare in seno all’EIC la volontà di chiudere per sempre con la gestione GORI spa.

Nel tentativo di coinvolgimento del Comune di Marigliano, abbiamo più volte contattato il Sindaco Carpino ma la sua risposta sull’argomento è stata quanto mai stucchevole: “Non essendoci i numeri per eleggere De Simone, tanto meglio votare il candidato di Forza Italia”, cioè quello che il PD ha caldamente consigliato ai suoi sindaci, per avere in cambio chissà quale contropartita (il presidente dell’Ambito rifiuti?).

Con questa risposta il nostro Sindaco ha rivelato la sua totale incapacità di discernere tra realismo politico e accondiscendenza al mondo così com’è, a rimanere costantemente sul terreno dell’avversario senza nulla pretendere, ad annuire senza alcuna critica alle decisioni calate dall’alto dal suo partito. Ci saremmo aspettati una ribellione da parte del sindaco a quest’accordicchio mortificante, e magari la ricerca di  un’alternativa con i suoi colleghi di partito, ma evidentemente avevamo sopravvalutato  il contributo che il comune di Marigliano poteva dare alla causa dell’acqua pubblica nel nostro territorio.

Vogliamo ricordare al sindaco che il disastro dell’attuale gestione GORI s.p.a. è stato finora determinato dalla gestione spartitoria regionale PD – Forza Italia che ha marginalizzato il ruolo dei comuni e che il ritorno alla gestione pubblica significa nel nostro territorio ripresa di autonomia dei Comuni, allontanarsi dalle logiche e dagli interessi verticistici dei vari gruppi  di  interesse. 

Le battaglie politiche si fanno nel tentativo di portare avanti delle idee, nella difesa dei diritti calpestati dal potere, quello reale, quello vero, che non risiede più nella politica ma che si serve della politica per ridefinire le sue aree di interesse, gli ambiti entro i quali i cittadini devono subire ogni sorta di angherie possibili e nel caso specifico di GORI, aumenti tariffari insostenibili, partite pregresse, disservizi continui e il peso dell’indebitamento che, come sempre, verrà scaricato sulle spalle e nelle tasche dei cittadini.

Per un confronto approfondito e definire le iniziative da intraprendere ci vediamo il giornoLunedì 27-02-17 alle ore 19:00, presso l’Associazione Nova Koinè in Via Campanella 9, Marigliano (Na)

Comitato Acqua Pubblica Marigliano

Rete Civica Ato 3

Distretto idrico Sarnese Vesuviano, eletto coordinatore senza maggioranza.
Rete comitati:
"Chiudere adesso la disastrosa stagione Gori e ripubblicizzare il servizio"

Un coordinatore eletto senza avere la maggioranza dei componenti nel neoinsediato Consiglio del distretto Sarnese Vesuviano. Finisce così l'ultima sfida sul fronte acqua nel costituendo Ente Idrico Campano: su 30 aventi diritto nel segreto dell'urna sono usciti solo 15 voti per Felice Rainone, sostenuto dal patto trasversale PD-Forza Italia, nominato su indicazione del sindaco dimissionario di Nola Geremia Biancardi, 10 per Raffaele De Simone, sindaco di Roccarainola ed espresso dalla lista "Comuni per l'acqua pubblica", appoggiata dai comitati civici. Quattro gli assenti alla votazione, mentre è stata registrata anche una scheda bianca.

Un dato politico molto significativo, visto che sulla carta il neoeletto coordinatore poteva contare su una solida maggioranza. Anche perché il prossimo appuntamento per il Consiglio del distretto Sarnese Vesuviano, che comprende 76 Comuni delle province di Napoli e Salerno per una popolazione complessiva di un milione e mezzo di abitanti, è previsto per il 10 marzo con l'importante scelta dei quattro componenti che, oltre al coordinatore, faranno parte del comitato esecutivo regionale dell’Ente Idrico.

"Alla prima seduta del Consiglio distrettuale l'accordo pseudo-istituzionale a sostegno della gestione privatizzata sembra già andato in frantumi - sottolineano gli attivisti della Rete civica per l'acqua pubblica - una vicenda paradossale, considerati i numeri a disposizione, che dimostra ancora una volta l'assoluta mancanza di credibilità e autorevolezza dei manovratori che dall'alto delle loro poltrone stanno mantenendo artificialmente in vita da anni un'azienda di fatto già fallita. Spiace che non sia stata accolta da tutti l'opportunità di scegliere Raffaele De Simone, candidato dal gruppo "Comuni per l'acqua pubblica" e conoscitore attento delle questioni relative al servizio idrico, come coordinatore di garanzia con il compito di guidare la ripubblicizzazione. In ogni caso - continuano i rappresentanti dei comitati - adesso l'unica strada percorribile  rimane la liquidazione nel più breve tempo possibile del gestore privato GORI SpA con il conseguente affidamento del servizio ad una azienda speciale consortile interamente pubblica e partecipata esclusivamente dai Comuni, nel rispetto della volontà popolare espressa con i referendum del 2011. Non è più tempo di farse e giochi di prestigio".

22.02.2017

               Rete civica per l'acqua pubblica - Distretto Sarnese Vesuviano