venerdì 15 febbraio 2013


M’ILLUMINO DI MENO 2013
15 febbraio 2013
LA FESTA DEL RISPARMIO ENERGETICO “SALE” IN POLITICA
 
 

domenica 3 febbraio 2013

Consiglio di Stato: bollette illegittime dal 2011
 
Lo ripetiamo ancora una volta: abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull'acqua. Questa volta a darci ragione è il parere del Consiglio di Stato sulla tariffa: le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria espressa da 27 milioni di persone.  
 L'Autorità per l'Energia Elettrice ed il Gas, incaricata di formulare la nuova tariffa all'indomani del Referendum, aveva infatti chiesto un parere al Consiglio di Stato circa la remunerazione del capitale investito, ovvero il profitto garantito del 7% presente nelle bollette. Il Consiglio di Stato ha risposto confermando quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale: dal 21 luglio 2011, data di proclamazione della vittoria referendaria, la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta.
Quello che i cittadini hanno pagato è illegittimo e i soggetti gestori non hanno più alibi: devono ricalibrare le bollette. Il Forum Italiano dei movimenti per l'acqua lo dice da più di un anno e lo ha messo in pratica con la campagna di “obbedienza civile”, con cui decine di migliaia di persone in tutta Italia hanno ridotto le proprie bollette per contrastare la violazione democratica.

Oggi, questa sentenza rafforza la necessità di rispettare il referendum del 2011 e delegittima le scelte che hanno guidato l'AEEG nella formulazione della nuova tariffa, emessa un mese fa, in cui “la remunerazione del capitale investito” viene reintrodotta sotto mentite spoglie.Questo nuovo evento non fa che rafforzare le ragioni di chi vuole un servizio idrico ripubblicizzato e fuori dalle logiche di mercato.
La mobilitazione contro la “nuova” tariffa AEEG è già iniziata e andrà avanti fino a che non verrà ritirata nel rispetto della volontà degli italiani, nelle strade, nelle piazze e nei tribunali.Oggi con gioia ribadiamo: si scrive acqua, si legge democrazia. 
31/01/2013

domenica 27 gennaio 2013

dal "Sole 24 ore" del 24-01-2013
La catastrofe ambientale a Napoli e Caserta:
come l'Aids e la peste
di Roberto Galullo
 
 
Settecentosettantadue pagine di relazione sulla Campania che la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti condensa in quattro frasi finali che gettano nel panico una regione (e una nazione) intera: «Quanto l'inquinamento si sia trasferito nel terreno, quanto dal terreno ai prodotti alimentari, quanto dai prodotti alimentari all'uomo non è dato sapere con esattezza».
 
«Si tratta di danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future. Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, secondo quanto riferito alla Commissione, fra una cinquantina d'anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana».
 
Dopo tre anni di audizioni, missioni, studi e dossier la Commissione parlamentare presieduta da Gaetano Pecorella tira le somme e oggi discuterà la relazione su Napoli e sulla Campania, che però è stata già depositata. Dentro quelle 772 pagine c'è la descrizione di una tragedia che non ha ancora fatto esplodere i suoi effetti mortali. E per rivelarlo all'opinione pubblica la Commissione riporta un brano dell'audizione del 10 ottobre 2010 del sostituto procuratore presso la Dda di Napoli, Alessandro Milita.
 
Il magistrato descrive «un caso paradigmatico per coprire quasi la totalità degli illeciti o, utilizzando una categoria più consona al caso di specie, delle nefandezze che sono state fatte in materia di rifiuti». Il caso è quello dell'avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e zone limitrofe causa dello smaltimento dalla seconda metà degli anni Ottanta fino al 2004 di 30.700 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalla bonifica dall'Acna di Cengio (Savona). Quelle falde servono diversi pozzi, non tutti autorizzati e variamente dislocati sul territorio, utilizzati per l'alimentazione bovina e umana.
 
Dichiara Milita in audizione: «Si tratta di un caso paradigmatico perché… vede un accertato avvelenamento delle falde con, dato più preoccupante, un culmine di contaminazione, pur attualmente presente, che raggiungerebbe l'apice nel 2064. Si tratta quindi di uno di quei casi (l'unico in corso di celebrazione in Italia) in cui una condotta permanente prevede un aggravamento nel corso del tempo, per cui, facendo un parallelismo tra organismo umano e ambiente, può essere soltanto paragonata all'infezione da Aids (…)».
 
Dalla perizia del geologo toscano Giovanni Balestri, per conto della Procura di Napoli, emerse che tutta la zona a nord di Napoli, un tempo fertilissima ed incontaminata, attualmente ancora utilizzata per la produzione agricola - attraverso la predisposizione da parte della criminalità organizzata di discariche abusive in quell'ambito territoriale e al confine con la provincia di Caserta, nei Comuni di Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno – patisce un gravissimo inquinamento. Balestri spiegò perché nel 2064 si raggiungerà l'apice dell'incidenza negativa: si realizzerà in pieno la precipitazione nella falda acquifera del percolato e di altre sostanze tossiche derivanti dalle migliaia di tonnellate di rifiuti.
 
La Commissione parlamentare è impietosa sulla "macchina" che ha gestito l'emergenza rifiuti in Campania. «E' evidente che il sistema – si legge nelle conclusioni - risulta essere stato riprogrammato per far funzionare una macchina capace senz'altro di produrre profitti, ma destinata a non risolvere i problemi, dal momento che il raggiungimento dello scopo costituirebbe evidentemente motivo per far cessare ogni possibili spunto di guadagno riguardo al ciclo dei rifiuti. In questo preciso momento storico il problema dei rifiuti in Campania non è più un problema regionale, se mai lo è stato, ma è un problema nazionale che sta esponendo l'Italia a sanzioni gravissime da parte della comunità europea, che ha avviato procedure di infrazione per violazione delle norme comunitarie».
 
La vicenda concernente le ecoballe, costituite da 6 milioni di tonnellate di rifiuti in siti di stoccaggio che avrebbero dovuto essere provvisori e che hanno finito per trasformarsi in discariche a cielo aperto, è emblematica della proporzione di ingestibilità delle problematiche dei rifiuti nella regione. La Commissione nella sua relazione "scolpisce" nero su bianco conclusioni devastanti. La catastrofe ambientale che è in atto e che sta sconvolgendo la città di Napoli e cospicue parti del territorio campano, si legge infatti, «costituisce ormai un fenomeno di portata storica, paragonabile soltanto ai fenomeni di diffusione della peste secentesca. Il paragone non sembri azzardato, in considerazione del fatto che anche per i rifiuti a Napoli emergono, sia pure con connotazioni moderne, le figure degli untori che popolavano le tragedie cui si è fatto riferimento».
 
In Campania gli untori, per non uscire dalla metafora, devono essere identificati in numerosi soggetti che hanno operato nel settore, non ultima la lunga gestione commissariale, che ha «costituito il terreno di coltura in cui hanno trovato alimentazione i bacilli poi esplosi, infine, nell'attuale situazione. La gestione commissariale è stata caratterizzata, per molti versi, da una finalità di "uso" del problema rifiuti, e non di soluzione dello stesso. L'uso è consistito nel controllo degli spazi occupazionali e decisionali per finalità di agevolazione di soggetti titolari di interessi privati, in totale spregio dell'interesse pubblico».
 


 

 
 

sabato 19 gennaio 2013



Acqua Napoli: 
le indagini sull’Arin Spa legittimano la ripubblicizzazione


di Raphael Pepe Pubblicato venerdì 18 Gennaio 2013

La città di Napoli continua ad essere al centro dell’attenzione per quanto riguarda la questione dell’acqua.



Un anno e mezzo dopo la netta vittoria ai referendum promossi dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua (www.acquabenecomune.org), un anno dopo la delibera conquistata dai movimenti per la trasformazione dell’Arin Spa in ABC Napoli, azienda speciale di diritto pubblico; ecco che la procura conferma quello sostenuto dai comitati rispetto ad aspetti poco chiari dell’ex S.p.A. napoletana.
In un articolo del Mattino del 12 gennaio vengono elencati 7 punti relativi alle “ombre sugli appalti”. Leggendo l’elenco, abbiamo la dimostrazione di quanto abbiamo sempre affermato: una SpA, pur se di proprietà 100% pubblica, risponde sempre al diritto privato e fa si che il più importante dei beni comuni venga gestito con logiche del tutto privatistiche.
Per capire la situazione, occorre prevalentemente ricordare qualche dettaglio della breve storia dell’Arin Spa. Nel 1996, il sindaco Bassolino nomino a capo dell’allora azienda municipalizzata, un suo fedelissimo Maurizio Barracco. Nel 1997, Barracco spinse il comune alla privatizzazione senza successo, polemizzando con lo Bassolino, che però nel 2000 trasformò l’azienda in Spa, lasciandolo sempre alla presidenza del Cda. Conserverà questa carica sopravvivendo a tutti i cambiamenti dello stesso, e questo per 12 anni. Nel 2004, Bassolino, allora Presidente della Regione Campania, fece una delibera aspettata da tempo da Barracco; prevedeva la privatizzazione dell’acqua nell’ATO2 Napoli-Caserta. Il processo fu allora bloccato dai comitati cittadini.


martedì 8 gennaio 2013

LA DIVERSITA' DELLE ACQUE
Marco Boatti, Direttore editoriale e responsabile Ufficio Stampa per Edizioni Altravista ha scritto alla segreteria del FIMA segnalando l'uscita del nuovo saggio del prof. Mauro Van Aken; La diversità delle acque. Antropologia di un bene molto comune. Si tratta di un percorso antropologico per scoprire i significati, i ruoli e le dinamiche culturali dell’ acqua nel mondo contemporaneo.
La segreteria del FIMA segnala inoltre che è stata contattata anche dall'autore del saggio il quale comunica la propria disponibilità a partecipare ad eventuali dibattiti sul tema dell'acqua bene comune.
Semmai interessasse a qualcuno la segreteria è in possesso dei contatti con l'autore del saggio: segreteria@acquabenecomune.org

Indice   -   Anteprima 

domenica 30 dicembre 2012

...bye bye AATO

da www.ansa.it

Acqua: dal 31 dicembre Ato soppressi
come cambia Italia


ROMA - Il 31 dicembre di quest'anno saranno soppressi gli Aato, le Autorità d'ambito territoriali ottimali. Le regioni devono provvedere alla loro sostituzione, altrimenti subentra il potere di deroga dello Stato.

Così dopo alcuni rinvii e proroghe, gli Aato - che decidono dell'affidamento del Servizio idrico e sui Piani d'Ambito (programmazione e investimenti) - andranno in pensione tra quattro giorni, sostanzialmente per via di un decreto sulla razionalizzazione della spesa pubblica voluto dall'allora ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ed il quadro che si presenta e' piuttosto variegato di regione in regione, anche se domina la trasformazione degli Aato in organi, perlopiu' dalle stessa funzioni, in aree simili ai territori delle province oppure all'interno di una struttura regionale. A rischio, per non aver ancora ad oggi legiferato, si trova per esempio la Campania.

Il capitolo acqua e' comunque ricco di sfumature, tanto che sulla testa l'Italia ha anche una condanna da parte della Corte di Giustizia Ue (arrivata nel luglio del 2012) per una procedura di infrazione sulla depurazione e il mancato adeguamento alle norme comunitarie in materia di trattamento delle acque reflue.

Non attivare subito gli interventi potrebbe significare dover pagare una sanzione pecuniaria piuttosto pesante (fino a circa 715.000 euro al giorno per ogni giorno di ritardo) e vedersi negare i finanziamenti dall'Europa. Il nodo riguarda gli investimenti e la capacità di attrarre risorse del settore. Uno degli aspetti, questo, che insieme con le funzioni di regolazione, ora e' in capo all'Autorità per l'energia elettrica e il gas.






COMUNICATO STAMPA

Dal decreto di Ferragosto alla tariffa di Capodanno
Ovvero come uccidere la Democrazia durante le vacanze


Ieri l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas ha approvato il nuovo Metodo Tariffario Transitorio 2012-2013 per il Servizio idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione dei Referendum del Giugno 2011, con cui 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una gestione dell'acqua che fosse pubblica e fuori dalle logiche di mercato.

Già il Governo Berlusconi, solo due mesi dopo i referendum, aveva varato un decreto che, reintroducendo sostanzialmente la stessa norma abrogata, avrebbe portato alla privatizzazzione dei servizi pubblici locali. Tale decreto è stato poi dichiarato incostituzionale.
In egual modo l'Autorità vara una tariffa che nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull'acqua, cambiando semplicemente la denominazione in “costo della risorsa finanziaria”, ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta.

Ma fa anche di peggio.
Infatti, il nuovo metodo tariffario, metterà a rischio gli investimenti per la gestione del servizio idrico integrato più di quanto già non accada attualmente. Ciò avverrà perché in un sistema che si basa sul ricorso al mercato creditizio, se si allunga il periodo di ammortamento dei cespiti si ha una conseguente riduzione delle aliquote annue con un impatto negativo sui flussi di cassa, creando, così, un rischio elevato nel reperimento delle risorse finanziarie.
Ciò è particolarmente grave visto che il servizio idrico integrato abbisogna di ingenti investimenti nei prossimi anni (alcune stime parlano di circa 2 miliardi di € l'anno per i prossimi 20/30 anni).

L'Autorità, in un contesto dove il Governo tecnico di Monti ha rafforzato un' impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni, che conferma e ripropone nella sua agenda per il prossimo governo, si nasconde dietro una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall'acqua.
Dietro le manovre tecniche si afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi.

Per questo vogliamo che il nuovo metodo tariffario venga ritirato e chiediamo le dimissioni dei membri dell'Autorità. E, chiaramente, non ci fermeremo ad elemosinare concessioni ma ci batteremo finchè questo non avverrà e venga ristabilità la volontà popolare.

Perchè si scrive acqua, si legge democrazia e vogliamo ripubblicizzare entrambe.

Roma, 29 Dicembre 2012.

 Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

domenica 16 dicembre 2012

sabato 8 dicembre 2012


APPELLO AI SINDACI CONTRARI ALLA DELIBERA "SALVA GORI" APPROVATA IN SEDE DI ASSEMBLEA DI ATO3 SARNESE – VESUVIANO IL 27 OTTOBRE 2012


Ai Sindaci dei Comuni di:

Angri
Castel S. Giorgio
Nocera Inferiore
Poggiomarino
Pompei
Roccapiemonte
Sarno

Scafati 


La rete dei comitati civici che si battono, da diversi anni, in tutto il territorio dell’ambito Sarnese- Vesuviano per una gestione pubblica e partecipata della risorsa acqua e per la messa in liquidazione dell’esperienza fallimentare della GORI SpA, vogliono esprimere ai rappresentanti Istituzionali indicati in epigrafe alcune considerazioni in merito a quanto deliberato in sede di Assemblea di ATO3 il giorno 27 ottobre 2012:

  1.  L’assoluta indignazione per una deliberazione, che seppur non ancora definitiva, che si propone il salvataggio del soggetto gestore a danno di tutti i cittadini Campani, condonando alla stessa società crediti vantati dalla Regione Campania (157 MILIONI DÌ EURO). La GORI SpA in questi anni ha dimostrato sul campo la sua incapacità gestionale ed imprenditoriale e oggi si vuole far pagare ai cittadini gli errori e le inefficienze di questo CARROZZONE. Il condono SALVAGORI, una volta approvato anche dalla Giunta Regionale, determinerebbe un buco nei conti dello stesso ente che avrà conseguenze di non poco conto sui già precari servizi pubblici regionali, soprattutto Sanità e Trasporti.   
  2. La preoccupazione su come la maggior parte del ceto politico regionale di centro destra e centrosinistra sia subalterno ai POTERI FORTI dell’acqua (come le grandi multinazionali che direttamente e/o indirettamente controllano GORI SPA) a danno di tutti i cittadini CAMPANI.
  3. Il giusto riconoscimento per il vostro voto contrario alla DELIBERA SALVAGORI del 27 ottobre 2012. La dignità con cui vi siete opposti in quella sede all’intreccio perverso tra ente controllore e soggetto gestore, che solleva non pochi dubbi rispetto all’autonomia del primo rispetto il secondo, è riguardevole e degna di nota da parte dei comitati civici che si battono per l’acqua pubblica.

In virtù di quanto considerato, rivolgiamo a Voi Sindaci un accorato appello:

Vi chiediamo di continuare sulla strada della opposizione, con tutti i mezzi a vostra disposizione, rispetto al lo strapotere della GORI SPA e per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato in ATO3.

Il vostro voto  contrario in assemblea del 27/10/2012  vi fa onore e per quanto degno di nota,  non può bastare, rispetto ad una seria, razionale e convinta lotta. C’è  bisogno di costanza di azione e di intelligenza strategica per rovesciare i rapporti di forza. Vi chiediamo di assumere altre e più importanti iniziative che abbiano anche a fianco i comitati civici che giorno dopo giorno alimentano, nei nostri difficili e precari territori, il “sogno” di una gestione pubblica e partecipata del bene comune acqua. Vi è necessità, fin da subito, di proporre opposizione in sede giudiziaria amministrativa alla delibera SALVAGORI. Vi sono innumerevoli motivazioni procedurali e di diritto per attuare questa opposizione ed i legali dei comitati sono a vostra disposizione per interloquire e valutare le questioni del caso.

Certo, si possono immaginare ulteriori e diverse iniziative volte a raggiungere il nostro obiettivo comune, ma in questa fase c’è bisogno di creare un argine ad una delibera tanto indegna quanto pericolosa per le ricadute negative in capo sia agli utenti di ATO3 che a tutti i cittadini Campani. Vi rammentiamo che i comitati hanno già deciso di proporre opposizione alla delibera presso il TAR, così come lo hanno già fatto per la precedente delibera del 2 agosto 2011, che ha avuto esito positivo presso il TAR CAMPANIA ed è prossima la discussione in sede di Consiglio di Stato. 

Auspichiamo vivamente un vostro coinvolgimento su questo fronte e faremo il possibile perché ciò avvenga. Una adesione ad una siffatta iniziativa giudiziaria darebbe veramente valore a quel vostro voto contrario che così non diverrebbe solo una sorta di “urla nel deserto”, ma un impegno concreto di prospettiva per la democrazia e la partecipazione nella gestione dei beni Comuni.

Attendiamo fiduciosi una vostra risposta pubblica a questo nostro appello, e siamo a completa disposizione per ogni eventuale approfondimento.


LA RETE DEI COMITATI CIVICI ATO3 SARNESE- VESUVIANO

ABC...Castellammare



mercoledì 5 dicembre 2012



ACQUA  BENE COMUNE (ABC)
NAPOLI, CAPITALE DELL’ACQUA PUBBLICA


E’ con grande gioia che salutiamo la decisione del Comune di Napoli di trasformare ARIN ( Azienda Risorse Idriche Napoli), una Spa a totale capitale pubblico, in ABC( Acqua Bene comune) Napoli, un’Azienda Speciale. Ciò è finalmente avvenuto il 21 novembre scorso con l’ultimo adempimento redatto dal prof. Giancarlo Laurini, presidente del Consiglio Nazionale del Notariato.

Il Consiglio comunale di Napoli aveva già deciso questo quasi all’unanimità il 26 ottobre 2011 inseduta plenaria, alla presenza dei comitati dell’acqua. Ma le pressioni da parte dei potentati economico-finanziari sono state talmente forti che è stato necessario oltre un anno per tradurre in pratica quel voto. 

Se si è riusciti ad arrivare alla gestione pubblica dell’acqua dobbiamo ringraziare l’impegno dei comitati cittadini napoletani e campani; un impegno portato avanti con tenacia per otto lunghi anni. Tutto infatti inizia nel 2004 quando 136 comuni delle provincie di Napoli e Caserta (ATO2) decidono di privatizzare il servizio idrico. I comitati con una energica campagna obbligano i sindaci a votare il 31 gennaio 2006 la ripubblicizzazione dell’acqua di ATO2, una decisione storica che non divenne però operativa. Fu la vittoria referendaria a dare il colpo d’ala necessario ad arrivare all’ABC- Napoli. Questo è avvenuto grazie all’impegno dell’assessore Alberto Lucarelli con l’appoggio del sindaco Luigi De Magistris.
Napoli diviene così la prima grande città che decide di obbedire al referendum. Questa città, che ha una così cattiva stampa, diventa oggi un esempio da seguire.
Noi ci aspettiamo che altre città, come Venezia, Trento, Palermo, Milano… facciano altrettanto.

Chiediamo a tutti i comitati acqua d’Italia di fare pressione perché i comuni passino alla gestione pubblica utilizzando la formula dell’Azienda Speciale. Napoli ha dimostrato che si può fare. E’ un passaggio fondamentale per la nostra stessa democrazia. Solo se le comunità locali potranno decidere sui beni comuni fondamentali : acqua, aria, energia e terra, ci potrà essere vera democrazia. Abbiamo bisogno di tante vittorie locali per forzare i partiti e il governo Monti a rispettare il Referendum.

E’ grave che , in questa stagione elettorale, il tema dell’acqua non sia oggetto di dibattito. Dobbiamo chiedere che tutti i partiti manifestino la propria posizione sull’acqua. Vale anche per le elezioni europee previste per il 2014. E’fondamentale riportare la lotta a Bruxelles dove le istituzioni comunitarie risentono dell’enorme pressione delle multinazionali dell’acqua, da Vivendi a Coca Cola, da  Suez a Pepsi, che finanziano buona parte dei quindicimila lobbisti al lavoro in quella città. Per questo è nata la ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), un movimento sorto dal basso per costringere il Parlamento Europeo a porre le risorse idriche fuori dalle logiche di mercato.

L’ICE è uno strumento, introdotto da Trattato di Lisbona, che assegna ai cittadini il diritto di proporre alla Commissione Europea atti legislativi sulle politiche di propria competenza. Per formalizzare la proposta sono necessarie un milione di firme raccolte in almeno sette paesi dell’Unione. Per questo diventa sempre più importante lavorare in  rete in chiave europea. E’ quanto abbiamo tentato di fare al Forum di Firenze 10+10 (8-11 novembre) rafforzando la rete europea dei comitati che lavorano perché il Parlamento europeo proclami l’acqua un diritto. La raccolta di firme da portare a Bruxelles è aperta sia in forma cartacea sia in internet (www.right2water.eu).

In Italia riteniamo importante poi l’impegno contro la costituzione della mega multiutility del Nord che ingloberebbe le varie aziende locali da A2A a Hera per formare un mostro finanziario che gestirebbe i servizi anche idrici di tutto il Nord Italia. Il Forum dei Movimenti dell’acqua ha indetto una manifestazione il 15 dicembre p.v. a Reggio Emilia.
Diamoci da fare perché la situazione climatica mondiale sta peggiorando. E’ quanto traspare dal Rapporto rilanciato il 18 novembre dalla Banca Mondiale che dà per certo entro la fine del secolo un aumento medio di 4 gradi, mentre per gli USA e i paesi del Mediterraneo sarà di 6 gradi. Questo cambiamento climatico avrà conseguenze gravissime per l’acqua potabile, che andrà sempre più scarseggiando a fronte di una popolazione in aumento. Ecco  perché le multinazionali, la finanza vogliono mettere le mani sull’oro blu, per fare lauti guadagni a spese di milioni di morti di sete.

Quello che stiamo vivendo è l’eterna lotta del Drago contro la Donna così ben descritta nel libro dell’Apocalisse. Diamoci da fare perché vinca la Donna, l’acqua:la madre della vita sul pianeta Terra.


                                                                                  Alex  Zanotelli
Napoli, 1 dicembre 2012

venerdì 30 novembre 2012

...NON MOLLATE!!!
Sostegno e solidarietà alla comunità di Roccapiemonte
roccaforte della resistenza contro la GORI



Cari amici della rete civica dell'Ato 3 ,sono Gerardo Vitale presidente del Comitato " Rocca bene comune" voglio inanzitutto ringraziarvi per l'attenzione che state dedicando alla nostra lotta che da 7 anni mi vede impegnato insieme ad altri amici nel respingere gli attacchi della Gori. Ci siamo riusciti per ben 4 volte a mandarli via , abbiamo usato tutti gli strumenti legali e amministrativi per fronteggiare le loro denunce fatte sia al TAR che al Consiglio di Stato. Ora siamo giunti ad una fase molto delicata,infatti il 19 dicembre ci sarà un'altra sentenza al TAR Campania (Sez. di Salerno). La nuova amministrazione guidata dal Sindaco Pascarelli è molto preoccupata e da segnali di cedimento. Il mio comitato oltre ad essere stato presente all'assemblea dell'ATO il 27 ottobre a Napoli sostenendo e spingendo il nostro sindaco ad una disobbedienza civile davanti a tutti i sindaci presenti in quella sede, stà facendo capire che non bisogna mollare e propone nuove forme di lotta .Altri ricorsi e la costituzione di una  società totalmente pubblica con altri comuni associati . Abbiamo organizzato 2 incontri ,il primo Domenica 2 Dicembre alle ore 10 al centro sociale aperto soprattutto alla cittadinanza per spiegare e trovare iniziative comuni per un presidio davanti al TAR il 19 dicembre.IL 2° incontro  che si svolgerà al Comune di Roccapiemonte Lunedì 17 Dicembre alle ore 17,30 con la partecipazione di Alex Zanotelli e dell' avvocato Montalto, che stà seguendo il nostro ricorso in sede giudiziaria, vorremo anche e soprattutto la vostra presenza . Vi chiedo cortesemente di diffondere a tutti i comitati interessati questo comunicato,è l'ultimo grido di allarme che lanciamo,  prima di questa storica sentenza per Roccapiemonte, ultimo comune che ancora resiste alla Gori.