mercoledì 21 settembre 2016

DESTITUITO IL CdA DELL’AZIENDA SPECIALE ABC (Acqua Bene Comune) DI NAPOLI
 L’usurpazione del potere 
dei cittadini e rito sacrificale
di Riccardo Petrella
Nel giugno 2011, più di 26 milioni di cittadini espressero in maniera chiara la loro opposizione alla privatizzazione del servizio idrico e la loro scelta in favore della gestione pubblica approvando l’eliminazione del profitto dal calcolo di fissazione della tariffa dell’acqua potabile e del trattamento delle acque reflue. 

Il potere dei cittadini stabili che le scelte delle classi dirigenti (governo, imprese, sindacati, mondo accademico) operate durante il regime berlusconiano (poi mantenute dai governi Monti, Letta e Renzi) dovevano essere abbandonate e sostituite da disposizioni miranti a trattare l’acqua come bene comune pubblico e come diritto (e non merce). 

La città di Napoli è stata l’unica citta italiana importante a ripubblicizzare il servizio idrico dando vita all’Azienda speciale pubblica ABC la cui nascita fu celebrata come una vittoria politica e socioeconomia nel pieno rispetto dei risullati refenderari. 

Una « solitudine » che è rimasta tale in questi anni perché, altrove in Italia , le classi dirigenti non hanno rispettato affatto il potere legislativo degli Italiani, anzi hanno fatto di tutto per svuotarlo di senso e calpestarlo, pretestando invece di agire al fine di renderlo più concreto ed efficace.  

Si tratta di una vera e propria usurpazione del potere dei cittadini …in nome dei cittadini ! Ho vissuto direttamente il fenomeno dell’usurpazione allorché ero presidente dell’Acquedotto pugliese (AQP). 

Il presidente della Regione Puglia dell’epoca, Nichi Vendola, che fu eletto soprattutto per l’impegno preso di ripubblicizzare l’AQP, non solo non ripubblicizzo’ l’AQP ma, usando il potere de cittadini che lo elessero, ha creato un sistema dii gestione regionale del servizio idrico pugliese ambiguo ,poco partecipato dai cittadini e ispirato alle logiche predominanti dell’efficiezna e dell’economicità (profitto compreso). 

Apparentemente, il suo successore, Michele Emiliano , anch’egli proclamatosi pubblicamente difensore convinto dell’acqua pubblica, dell’acqua bene comune, del diritto all’acqua, della gestione partecipata, sta usupando il potere dei cittadini che hanno creduto nelle sue affermazioni, facendosi difensore della trasformazione dell’AQP in una società mltiutilities, destinata a quotarsi in borsa, come ACEA, HERA….cioé il conlrario di un governo pubblico dell’acqua.
 
Nel campo dell’acqua, la lista dei « fatti d’usurpazione » è molto lunga in Lombardia come in Sardegna, in Pïemonte e in Toscana , specie nelle regioni che furono nel passato dei capisaldi dell’economia pubblica e dell’economia cooperativa e mutualista Nessuno aveva immaginato che l’usurpazione sarebbe intevenuta anche a Napoli per mano del sindaco stesso, Luigi De Magistris, fervente sostenitore della creazione di ABC. 

Forse ci si sarebbe dovuti già interrogare dopo la defenestrazione dels suo primo assessore ai beni comuni, Alberto Lucarelli, e del primo presidente dell‘ABC Ugo Mattei, due figure di primo piano della rinascita dei movimenti per i beni comuni. 

La liquidazione del CdA dell’ABC presieduto dall’avv. Montalto, costituisce une fatto molto grave Il vero pomo della discordia, cosi come è interpretato dal sindaco di Napoli, sta nella non accettazione da parte dei responsabili dell‘ABC dell’imposizione fatta all’azienda da parte del sindaco ( a nome del Comune di Napoli) d’incorporare un centinaio di lavoratori del Consorzio di Depurazione di San Giovanni a Teduccio, anch’essa azienda del Comune, in stato di liquidazione dal 2011. 

L’ABC considera che l’incorporazione non è possibile per numerose ragioni giuridico istituzionali e soprattutto economiche (inadeguatezza dei fondi di copertura finanziaria per il personale da incorporare cosi come per gli investimenti nelle infrastrutture da rinnovare od interamente nuove). 

L’azienda argomenta che in tali condizioni non saranno solo il centinaio di lavoratori ad essere vittime dell’operazione fra uno o più anni , ma il rischio è notevole che l’intera azienda sia condotta al fallimento : l’interesse generale ne soffrità e il carattere pubblico dell’Azienda sarà messo in questione. 

Il Sindaco non condivide le tesi dell’ABC e usando il potere datogli dai cittadini destituisce il CdA ingaggiando per di più una campagna di denuncia , in particolare nei confronti del presidente destituito, Maurizio Montalto. 

Da persona meritevole di essere nominato presidente dell’ABC, egli è improvvisamente diventato un incompetente, privo di serietà professionale, una schiappa. 

Gli attacchi portati contro Montalto che conosco da quasi venti anni e stimo molto per la probità dei suoi comportamenti, la serietà e professionalità delle sue scelte, e la sincerità dell’essere al servizio dell’interesse pubblico e del bene comune – sono la parte visibile del rito sacrificale cui ricorrono i dirigenti allorché « i dipendenti » non eseguono gli ordini del potere. 

Destituire il CdA è come la punizione che un bambino dà al giocattolo che distrugge perchè non fa più quello che lui vorrebbe.. Ora un’azienda pubblica non è un giocattolo al servizio degli interessi dei dirigenti politici nel contesto delle loro, eventuali, operazioni clientelari. Il diritto al lavoro del centinaio di persone dell’ex Consorzio di Depurazione non puo’ giustificare la messa in crisi e pericolo dell’intera gestione del servizio idrico pubblico di una grande città Napoli ha altri mezzi più sani, sostenibili e democratici per riuscirvi. Come l’esperienza nazionale ci dimostra, il governo di uno solo non va a braccetto con la giustizia e la responsabilità, neanchè a livello locale. 

Bruxelles, 20 settembre 2016


Riccardo Petrella
Ex presidente dell'Acquedotto Pugliese
Presidente dell'Institut Européen de Recherche sur la Politique de l'Eau (IERPE), Bruxelles

domenica 4 settembre 2016

Fertility day ...

 Un idiota per ministro.
Fertility Day

Caro Ministro Lorenzin,
Sono una neo mamma 31enne che ha deciso di fare un figlio per pura incoscienza. Perché bisogna essere incoscienti per fare un figlio oggi, nell'Italia che voi state governando. 


Ho finito il liceo e preso una laurea per avere più possibilità. Non ne ho avute. Allora ho fatto un master per distinguermi da quei millemila studenti con i quali condividevo il titolo di studio. Non è cambiato granché. Ho compiuto i 26 anni che avevo all'attivo una laurea, un master e 3 stage, perché gli stage temprano, fanno imparare, sono una possibilità. Così ci dite. Dite pure che siamo choosy, viziati, che viviamo a casa con mamma e papà perché sogniamo una casa con piscina alla Melrose Place. 


Un cazzo, caro Ministro. 

A 26 anni dicevamo, avevo all'attivo una laurea, un master e 3 stage. Non pagati. Dove facevo fotocopie e poco altro e dove tutti e 3 i datori di lavoro durante il primo colloquio mi avevano informata che tanto non mi avrebbero mai assunto perché l'azienda non aveva fondi. Bella risorsa che ero. E pazienza. Meglio che stare a casa a infornare biscotti, mi dicevo. L'anno dopo presi un altro master. Per differenziarmi ancora un po'. 

Mi differenziai talmente tanto che mi sentii dire che ero troppo qualificata, che servivano dei tuttofare disposti a svolgere tutte le mansioni più una, come le caramelle di Harry Potter. Fantascienza, non c'è che dire. Allora puntai sulle agenzie. Feci altri due stage, questa volta pagati. 500 euro al mese e che dio mi benedica. A 29 anni mandai 89 curricula in tutta la mia regione. E no egregio Ministro. Non vivo in Sicilia dove non c'è lavoro. Vivo nel florido Veneto. 

Poi finalmente le cose cambiarono. A 31 anni (Alleluia Alleluia) con un lavoro che amo ho potuto fare un figlio. Sono fortunata, lo so. Fortunata per essere in Italia perché all'estero alla mia età e con il mio percorso formativo sarei già stata promossa a manager, ma che ci voglio fare, non vorrò mica essere choosy, vero? In Italia a 30 anni trovi – forse – il primo lavoro pagato decentemente.

Avrá intuito il succo del discorso: la mia generazione non fa figli perché non se li può permettere. Perché voi avete creato un sistema in cui si è indipendenti economicamente tardissimo. Perché c'è poco lavoro e quel poco è sottopagato. 
Perché il vostro sistema scolastico è arretrato, il programma di storia delle superiori arriva sempre e solo fino alla seconda guerra mondiale. Se si vuole avere una cultura decente occorre farsela da soli. Perché un asilo nido costa una follia e se non si hanno nonni disposti a giocare ai genitori occorre chiedere un part Time in ufficio. Il che significa guadagnare 600 euro al mese e spenderne 450 per il suddetto asilo. O accontentarsi dell'insulto del 30% del proprio stipendio (circa 400 euro al mese) per usufruire della maternità facoltativa, tenendosi il pupo a casa con sé e in barba la socializzazione precoce. 

Facciamo carriera in tempi biblici e se ci impegniamo per cercare fortuna fuori dai confini nazionali vi permettete pure di mettere il broncio. Siamo la generazione che guadagna 1200 euro al mese nonostante abbia investito anni nella propria formazione, ma funziona così quindi o ci va bene o possiamo fare i bagagli. (E sopportare il vostro broncio, cialtroni). Considerato poi che un affitto per un appartamento medio al nord costa dai 600 ai 1200 euro al mese, più asilo, meno soldi in busta paga, me lo dice dove accipicchia andiamo? 

Quindi caro Ministro no. Non siamo pigri. Non siamo Erode che odiamo i bambini. Noi non possiamo fare bambini, che è molto diverso. E di certo bisogna essere incoscienti per farli, perché se stiamo qui a pensare a quello che il governo ci garantisce, sarebbe meglio prendersi un pesce rosso e tanti saluti (poi mi spiegherà come mai i papà abbiano 48 ore di congedo parentale quando nasce un figlio, e vi sbattete pure a dire quanto i padri siano fondamentali nei primi mesi di vita dell'infante, ma vaffanculo). 

Poi esimio Ministro nel caso non lo sapesse, per procreare occorre un compagno. Che magari non sia un demente perché se poi la prole viene su male è colpa dei genitori, e che magari non sia disoccupato, o pensa che i neonati si vestano d'amore e i bambini si nutrano di speranze? Considerato che il 42% dei giovani non ha un impiego, azzardo che il 20% di loro sia di sesso maschile. 

Quindi ricapitoliamo. Maschio, etero, occupato e con un decente intelletto. Dai, ci arriva anche lei Ministro che sia più facile scovare il Sacro Graal. E se volessi quindi farmi un figlio da sola? Ah no, in Italia non si può. E per quanto riguarda la fertilità. No, non è un bene comune. È mia e me la gestisco io. Almeno ci lasci questa illusione.

Mary G. Baccaglini


sabato 30 luglio 2016

Buone vacanze a tutti gli acquaioli
Della serie  
"Rilassiamoci ma non troppo"  
 abbiamo selezionato per voi 
il decalogo di Noam Chomsky 
per comprendere come, attraverso 
i mass media, si arrivi alla 
manipolazione e al controllo sociale.

 
1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale  è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni.
Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità.
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4- La strategia del differire.
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.
Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità.
Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori".

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti ...

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza.
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti  è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

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“C’è una buona notizia e una cattiva. 

La prima è che anche in un mondo dominato da titanici centri di potere finanziario, costruire il bene comune e accrescere la possibilità di decidere veramente delle nostre vite è ancora possibile. 
La seconda è che non possiamo farlo mettendo semplicemente una croce su una scheda e poi tornare a guardare la TV…”
                                                                                            Noam Chomsky

venerdì 15 luglio 2016

articolo comparso su www.cantolibre.it e scritto da Gennaro Espostito 
di Sinistra Anticapitalista Napoli

 LA SPINOSA QUESTIONE 
COMUNE-CONSORZIO 
SAN GIOVANNI A TEDUCCIO “ABC”

L’ABC è senza dubbio il fiore all’occhiello del Sindaco De Magistris. Un’esperienza unica (e non solo in Italia). 

Basti pensare ai CdA dell’Azienda aperti ai militanti dei comitati, o al Consiglio Civico che si prefigge di coinvolgere e informare i cittadini (i reali proprietari del servizio idrico) di come funziona, o dovrebbe funzionare, un “bene comune”. 

Questo articolo nasce dalla necessità d’informare le compagne e i compagni di Napoli (e non solo) che su tale “fiore” continuano ad arrivare folate di vento che potrebbero, tra non molto, causargli un prematuro appassimento. La discussione sull’opportunità o meno di nominare presidente dell’Azienda un militante del comitato dei cittadini (o d’inserire compagni di movimento nel CdA) passa indiscutibilmente in sottordine rispetto a quanto sto per elencare nei righi successivi. 

Questo lo affermo senza polemica alcuna, anche perché in linea di principio sono d’accordo sull’autonomia dei movimenti, ma per una pura e semplice necessità politica di stabilire (e in fretta) da che parte stare.  Ad ogni modo, il mio giudizio sulla gestione del presidente Montalto è senz’ombra di dubbio più che positivo.  Detto ciò, passiamo ai fatti.


 Il Comune chiede che ABC debba assorbire 120 lavoratori (100 dal Consorzio S. Giovanni) e 7 impianti presidiati.


Il costo annuale per la gestione degli impianti e del personale ammonta a 9,3 milioni  di euro. 

E’ poi necessario un investimento una tantum di 5,4 milioni di euro, per la messa in sicurezza degli impianti, finora mai sottoposti a manutenzione. Tali impianti, così come sono,  rappresenterebbero un serio rischio per gli operai. Senza gli impianti, però, almeno una settantina di persone diventerebbero un “esubero” impossibile da impiegare in altre mansioni.


Nell’art.2 del DPR 902/86 si legge che il Comune deve garantire la copertura dei costi per tre anni e indicare dove recupera i soldi per il passaggio del personale e degli impianti ad ABC

Moltiplichiamo allora i 9,3 milioni per 3 anni e arriviamo alla cifra di 27,9 milioni. Se a questo risultato aggiungiamo i 5,4 milioni dell’investimento una tantum, abbiamo un totale di 33,3 milioni di euro. Ci è quindi difficile capire come la Giunta Comunale abbia potuto deliberare (delibera 843/2015) il passaggio del personale e degli impianti in questione con un versamento di soli 4,9 milioni per l’anno 2016. 

Anche al più sprovveduto non dovrebbe sfuggire che mancano all’appello 28,4 milioni di euro!


Attualmente il Comune paga i lavoratori del Consorzio caricando il costo sulla fiscalità generale. 

Anche questa è una soluzione illegale (quanto mi pesa usare questa espressione! 

E’ purtroppo necessaria per chiarire lo stato reale delle cose). Infatti, per il Dlgs 152/06,i costi dovrebbero andare in tariffa insieme agli impianti (la Corte dei Conti sta indagando la Regione Campania per problemi analoghi). Possibile che il Comune, che è ben consapevole di questa “criticità”, non riesce a trovare altra via d’uscita che non sia quella di scaricare pubblicamente il problema su ABC?


Il Comune di Napoli, nel 2014 (delibera di Consiglio comunale 80/2014) ha prima approvato il bilancio di ABC e ha poi prelevato dalle casse aziendali 16 milioni di euro, impegnandosi di restituire all’ Azienda stessa l’intera somma affinché potesse essere utilizzata per gli investimenti nel settore idrico. 

Tale restituzione non è mai avvenuta.


Se il Consiglio comunale approvasse il bilancio di ABC, gli utili ammonterebbero quasi ad 8 milioni di euro. Una parte di questi utili potrebbe essere usata per la ristrutturazione di quegli impianti che il Comune vuole trasferire ad ABC.


ABC ha già avviato gli esodi di parte del proprio personale, riducendo i costi e liberando spazi per nuove assunzioni.


Nel frattempo, ABC tenta di assorbire il personale della propria società partecipata Net Service s.r.l. Un’operazione che ridurrebbe ulteriormente i costi di gestione; anche se, bisogna dirlo, non è ancora chiaro attraverso quale percorso giuridico questo sia possibile.


Resta da valutare se i risparmi che tenta di realizzare ABC possano coprire,senza violare la legge,il costo che deriva sia dall’assorbimento dei lavoratori di San Giovani sia dall’acquisizione degli impianti. 

In ogni caso, i suindicati risparmi non potranno di certo coprire per intero l’aumento dei costi imposti dal trasferimento degli impianti e del personale.


Considerato il grado d’incertezza giuridica e di praticabilità delle soluzioni, l’unico dato sicuro è che se ABC accettasse ciò che le chiede il Comune, produrrebbe un danno erariale di 28,4 milioni di euro e, di conseguenza, imploderebbe a detrimento di tutti i lavoratori dell’azienda e dell’acqua pubblica.


Il Sindaco, che molti di noi hanno sostenuto nelle recenti elezioni amministrative, sa bene che le dinamiche di partecipazione democratica messe in campo da ABC stanno creando le condizioni di una profonda consapevolezza nella collettività coinvolta. 

Tale “collettività” è consapevole non solo delle vicende aziendali, ma anche delle questioni politiche di rilievo nazionale (il Decreto Madia in approvazione) o locale (legge regionale di privatizzazione) e tra l’altro comincia a familiarizzare con le procedure gestionali: le tariffe, la carta dei servizi e la costruzione del ciclo integrato.


E’ convinzione di tutti che sia indispensabile ed urgente la realizzazione del ciclo integrato delle acque,che vadano salvaguardati i lavoratori del settore e con essi le loro famiglie. 

Un invito alla chiarezza politica nasce soprattutto dalla necessità di evitare che il pezzo di un percorso (il passaggio dei lavoratori), se sostanzialmente avulso dal ciclo integrato e dalla fattiva copertura economica, generi un conflitto tra i lavoratori, che a loro volta potrebbero (realisticamente) vedere compromessa la propria posizione lavorativa nell’immediato futuro.


Soluzioni maldestre, inoltre, rischiano di pregiudicare un processo avanzatissimo di pubblicizzazione del servizio idrico. 

Un processo, non dimentichiamolo, fortemente voluto proprio dal sindaco  De Magistris.