venerdì 15 luglio 2016

articolo comparso su www.cantolibre.it e scritto da Gennaro Espostito 
di Sinistra Anticapitalista Napoli

 LA SPINOSA QUESTIONE 
COMUNE-CONSORZIO 
SAN GIOVANNI A TEDUCCIO “ABC”

L’ABC è senza dubbio il fiore all’occhiello del Sindaco De Magistris. Un’esperienza unica (e non solo in Italia). 

Basti pensare ai CdA dell’Azienda aperti ai militanti dei comitati, o al Consiglio Civico che si prefigge di coinvolgere e informare i cittadini (i reali proprietari del servizio idrico) di come funziona, o dovrebbe funzionare, un “bene comune”. 

Questo articolo nasce dalla necessità d’informare le compagne e i compagni di Napoli (e non solo) che su tale “fiore” continuano ad arrivare folate di vento che potrebbero, tra non molto, causargli un prematuro appassimento. La discussione sull’opportunità o meno di nominare presidente dell’Azienda un militante del comitato dei cittadini (o d’inserire compagni di movimento nel CdA) passa indiscutibilmente in sottordine rispetto a quanto sto per elencare nei righi successivi. 

Questo lo affermo senza polemica alcuna, anche perché in linea di principio sono d’accordo sull’autonomia dei movimenti, ma per una pura e semplice necessità politica di stabilire (e in fretta) da che parte stare.  Ad ogni modo, il mio giudizio sulla gestione del presidente Montalto è senz’ombra di dubbio più che positivo.  Detto ciò, passiamo ai fatti.


 Il Comune chiede che ABC debba assorbire 120 lavoratori (100 dal Consorzio S. Giovanni) e 7 impianti presidiati.


Il costo annuale per la gestione degli impianti e del personale ammonta a 9,3 milioni  di euro. 

E’ poi necessario un investimento una tantum di 5,4 milioni di euro, per la messa in sicurezza degli impianti, finora mai sottoposti a manutenzione. Tali impianti, così come sono,  rappresenterebbero un serio rischio per gli operai. Senza gli impianti, però, almeno una settantina di persone diventerebbero un “esubero” impossibile da impiegare in altre mansioni.


Nell’art.2 del DPR 902/86 si legge che il Comune deve garantire la copertura dei costi per tre anni e indicare dove recupera i soldi per il passaggio del personale e degli impianti ad ABC

Moltiplichiamo allora i 9,3 milioni per 3 anni e arriviamo alla cifra di 27,9 milioni. Se a questo risultato aggiungiamo i 5,4 milioni dell’investimento una tantum, abbiamo un totale di 33,3 milioni di euro. Ci è quindi difficile capire come la Giunta Comunale abbia potuto deliberare (delibera 843/2015) il passaggio del personale e degli impianti in questione con un versamento di soli 4,9 milioni per l’anno 2016. 

Anche al più sprovveduto non dovrebbe sfuggire che mancano all’appello 28,4 milioni di euro!


Attualmente il Comune paga i lavoratori del Consorzio caricando il costo sulla fiscalità generale. 

Anche questa è una soluzione illegale (quanto mi pesa usare questa espressione! 

E’ purtroppo necessaria per chiarire lo stato reale delle cose). Infatti, per il Dlgs 152/06,i costi dovrebbero andare in tariffa insieme agli impianti (la Corte dei Conti sta indagando la Regione Campania per problemi analoghi). Possibile che il Comune, che è ben consapevole di questa “criticità”, non riesce a trovare altra via d’uscita che non sia quella di scaricare pubblicamente il problema su ABC?


Il Comune di Napoli, nel 2014 (delibera di Consiglio comunale 80/2014) ha prima approvato il bilancio di ABC e ha poi prelevato dalle casse aziendali 16 milioni di euro, impegnandosi di restituire all’ Azienda stessa l’intera somma affinché potesse essere utilizzata per gli investimenti nel settore idrico. 

Tale restituzione non è mai avvenuta.


Se il Consiglio comunale approvasse il bilancio di ABC, gli utili ammonterebbero quasi ad 8 milioni di euro. Una parte di questi utili potrebbe essere usata per la ristrutturazione di quegli impianti che il Comune vuole trasferire ad ABC.


ABC ha già avviato gli esodi di parte del proprio personale, riducendo i costi e liberando spazi per nuove assunzioni.


Nel frattempo, ABC tenta di assorbire il personale della propria società partecipata Net Service s.r.l. Un’operazione che ridurrebbe ulteriormente i costi di gestione; anche se, bisogna dirlo, non è ancora chiaro attraverso quale percorso giuridico questo sia possibile.


Resta da valutare se i risparmi che tenta di realizzare ABC possano coprire,senza violare la legge,il costo che deriva sia dall’assorbimento dei lavoratori di San Giovani sia dall’acquisizione degli impianti. 

In ogni caso, i suindicati risparmi non potranno di certo coprire per intero l’aumento dei costi imposti dal trasferimento degli impianti e del personale.


Considerato il grado d’incertezza giuridica e di praticabilità delle soluzioni, l’unico dato sicuro è che se ABC accettasse ciò che le chiede il Comune, produrrebbe un danno erariale di 28,4 milioni di euro e, di conseguenza, imploderebbe a detrimento di tutti i lavoratori dell’azienda e dell’acqua pubblica.


Il Sindaco, che molti di noi hanno sostenuto nelle recenti elezioni amministrative, sa bene che le dinamiche di partecipazione democratica messe in campo da ABC stanno creando le condizioni di una profonda consapevolezza nella collettività coinvolta. 

Tale “collettività” è consapevole non solo delle vicende aziendali, ma anche delle questioni politiche di rilievo nazionale (il Decreto Madia in approvazione) o locale (legge regionale di privatizzazione) e tra l’altro comincia a familiarizzare con le procedure gestionali: le tariffe, la carta dei servizi e la costruzione del ciclo integrato.


E’ convinzione di tutti che sia indispensabile ed urgente la realizzazione del ciclo integrato delle acque,che vadano salvaguardati i lavoratori del settore e con essi le loro famiglie. 

Un invito alla chiarezza politica nasce soprattutto dalla necessità di evitare che il pezzo di un percorso (il passaggio dei lavoratori), se sostanzialmente avulso dal ciclo integrato e dalla fattiva copertura economica, generi un conflitto tra i lavoratori, che a loro volta potrebbero (realisticamente) vedere compromessa la propria posizione lavorativa nell’immediato futuro.


Soluzioni maldestre, inoltre, rischiano di pregiudicare un processo avanzatissimo di pubblicizzazione del servizio idrico. 

Un processo, non dimentichiamolo, fortemente voluto proprio dal sindaco  De Magistris.

  

giovedì 7 luglio 2016


RETE DEI SINDACI DELL’ATO 3
PER LA GESTIONE PUBBLICA 
DEL SERVIZIO IDRICO




COMUNICATO STAMPA


Nomine Cda Gori, i sindaci attaccano il Commissario regionale e annunciano incontro con la neosindaca di Roma.

Si è riunita a Pompei in assemblea straordinaria la Rete dei sindaci per la gestione pubblica del servizio idrico nell’Ato3 Sarnese-Vesuviano, alla presenza di un folto numero di rappresentanti degli enti locali. 

Al centro della discussione l’intenzione della Regione di scegliere i nuovi membri di nomina pubblica del consiglio d’amministrazione della Gori S.p.A, attraverso il commissario straordinario dell'Ente d'Ambito, Vincenzo Belgiorno, nonostante la legge regionale gli affidi solo compiti di ordinaria amministrazione.

I Comuni di Angri, Casalnuovo, Cicciano, Lettere, Marigliano, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Palma Campania, Piano di Sorrento , Pompei,  Roccapiemonte, Roccarainola, Sarno, Siano, Santa Maria La Carità, San Vitaliano, Sant’Antonio Abate, Saviano, Scisciano, Torre del Greco hanno sottoscritto un documento in cui si contestano le scelte verticistiche e, ancora una volta, l’espropriazione delle proprie competenze sul servizio idrico integrato, a fronte di un enorme ritardo nella costituzione dell’Ente Idrico Regionale e dell’indizione delle elezioni per i consigli di distretto, come previsto dalla nuova legge regionale.

“La Regione è responsabile di un gravissimo ritardo nella cessazione delle gestioni commissariali che continuano da quattro anni – denunciano gli amministratori locali - e in particolare di quella dell'Ente d'Ambito Sarnese Vesuviano, ritardo già censurato e dichiarato illegale dalla magistratura amministrativa. È inaccettabile che un organo commissariale scaduto provveda al rinnovo dei vertici di un’azienda che svolge un servizio pubblico così importante, tanto più se – sottolineano i sindaci - è da tempo chiara la volontà di molti Comuni di riprendersi a pieno titolo il proprio ruolo e ritornare alla gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico al servizio del territorio, liquidando la fallimentare esperienza del gestore Gori”.

Sulla necessità di ripubblicizzare l’acqua, la Rete dei sindaci rincara la dose: “Appare necessario accelerare il trasferimento delle quote del 51% della società GORI in capo ad un organo rappresentativo dei Comuni del territorio, secondo quanto previsto dalle procedure attuative della legge regionale 15/2015”.

E annunciano un incontro con la neoeletta sindaca di Roma, Virginia Raggi, per chiedere interventi forti sui vertici del gruppo Acea, socio privato del gestore Gori, e un’alleanza amministrativa sul fronte comune della ripubblicizzazione.

Napoli, 7 luglio 2016

Rete dei sindaci dell’Ato3 per la gestione pubblica del servizio idrico
I sindaci e i delegati dei Comuni di Angri, Casalnuovo, Cicciano, Lettere, Marigliano, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Palma Campania, Piano di Sorrento , Pompei,  Roccapiemonte, Roccarainola, Sarno, Siano, Santa Maria La Carità, San Vitaliano, Sant’Antonio Abate, Saviano, Scisciano, Torre del Greco.
RETE DEI SINDACI DELL’ATO 3
PER LA GESTIONE PUBBLICA 
DEL SERVIZIO IDRICO


Nomine Cda Gori.spa,  
cambiano le maggioranze politiche ma la sostanza non muta:
ancora una volta si espropriano le prerogative dei 

Comuni e dei territori.


Apprendiamo dalla stampa che in questi giorni la Regione Campania, attraverso il Commissario straordinario dell'Ente d'Ambito Sarnese Vesuviano, starebbe per indicare il nuovi membri di nomina pubblica del C.d.A. della GORI s.p.a., scavalcando per l'ennesima volta i comuni e i sindaci del territorio, spogliati ormai da 4 anni delle proprie competenze relative alle scelte strategiche in materia di servizio idrico integrato. Dinanzi a tale violazione sistematica delle prerogative degli enti locali, la Rete dei Comuni per l'Acqua Pubblica dell'ATO 3 Campania fa rilevare che:

•    la Regione è responsabile di un gravissimo ritardo nella cessazione delle gestioni commissariali regionali (che perdurano da quasi 4 anni) e in particolare di quella dell'Ente d'Ambito Sarnese Vesuviano, ritardo già censurato e dichiarato illegale dalla magistratura amministrativa;

•    a fronte di tale gravissimo inadempimento appare inopportuno che un organo commissariale scaduto, e in regime di proroga per l'ordinaria amministrazione secondo quanto previsto dalla stessa Legge Regionale n. 15/2015, provveda al rinnovo dei vertici di una partecipata che svolge un servizio pubblico tanto centrale nella vita del territorio;

•    appare ancor più opportuno soprassedere sulla nomina dei vertici ed accelerare la restituzione delle competenze ai Comuni sulla base della constatazione che vi è una discussione in atto tra i comuni dell'ambito Sarnese - Vesuviano sulla opportunità di proseguire la gestione del servizio nelle attuali forme, oppure, come proposto dalla scrivente rete dei sindaci per l'acqua pubblica, ritornare ad operare la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico interamente partecipati dai Comuni del territorio serviti;

•    appare necessario accelerare il trasferimento delle quote del 51% della società GORI s.p.a. in capo ad un organo rappresentativo dei Comuni del territorio, secondo quanto previsto dalle procedure attuative della nuova legge regionale 15/2015;

•    l'estromissione dei Comuni e dei cittadini dalle proprie prerogative e competenze appare essere alla base dell'alto tasso di conflittualità suscitato dalla gestione GORI sul territorio. Tale modello, ormai inviso alla gran parte della popolazione, va liquidato, proponendo una gestione diretta, attraverso azienda pubblica consortile, degli stessi enti locali. Il tentativo di rivitalizzare il modello privatistico in dispregio della volontà dei Comuni appare velleitario e controproducente. 

Sulla base di tutto quanto detto, e riservandoci ogni forma di tutela delle prerogative degli enti locali ancora una volta scavalcate dalla Regione Campania, chiediamo:

1.    di non procedere alla nomina dei nuovi vertici della società GORI s.p.a. fino alla costituzione degli organi ordinari competenti sul servizio idrico;
2.    disporre transitoriamente il trasferimento delle quote ad un ente rappresentativo dei Comuni del territorio Sarnese Vesuviano.


Pompei, 6 Luglio 2016

I sindaci e i delegati dei Comuni di Angri, Casalnuovo, Cicciano, Lettere, Marigliano, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Palma Campania, Piano di Sorrento , Pompei,  Roccapiemonte, Roccarainola, Sarno, Siano, Santa Maria La Carità, San Vitaliano, Sant’Antonio Abate, Saviano, Scisciano, Torre del Greco.

Si segnala che al momento altri Comuni stanno perfezionando la sottoscrizione del documento.



 

sabato 2 luglio 2016

Opere idriche regionali e nomina del nuovo Cda Gori, i Comitati attaccano: “Mentre i politici regionali pensano ad occupare le poltrone, il passaggio degli impianti porterà nuovi aumenti tariffari del 30%. Ora più che mai è tempo di liquidare il carrozzone Gori"

Si apre un nuovo fronte nella lunga vicenda della gestione del servizio idrico in Campania. Stavolta al centro dell’interesse della rete dei comitati per l’acqua pubblica la recente delibera con cui la giunta De Luca trasferisce al gestore Gori le opere idriche di rilevanza regionale.

Si tratta di numerosi sistemi di adduzione delle acque, collettori ed impianti di depurazione delle acque reflue, realizzati nel corso dei decenni con investimenti pubblici dalla Cassa del Mezzogiorno e fino ad oggi gestiti dalla Regione, che ne sopportava anche parzialmente il costo che in tal modo non si scaricava sulle tariffe.

Il trasferimento degli impianti così porterà i cittadini dell'area vesuviana, nolana e dell'agro-nocerino - sarnese a pagare oltre alla gestione clientelare e inefficiente della GORI anche le clientele ed i guasti prodotti dalla Regione, arrivando a tariffe da capogiro in cambio di servizi inefficienti.

Tariffe che sono destinate ad avere nuove e ancora più forti impennate: i comitati civici temono nei prossimi aumenti del 30% proprio a causa del contestato passaggio degli impianti regionali al gestore privato.

“Una decisione grave e inaccettabile – sottolineano gli attivisti della Rete civica per l’acqua pubblica – con questa delibera i cittadini rischiano di pagare ancora una volta le conseguenze di assurde scelte clientelari perseguite dagli amministratori regionali dagli anni novanta ad oggi, anche con il complice beneplacito dei sindacati confederali”.

E sulla maxi-inchiesta aperta della Corte dei conti sul danno erariale di 500 milioni di euro provocati dal gestore Gori, rincarano la dose:
“Bisogna fare subito chiarezza e individuare tutte le responsabilità. A pagare deve essere quella cricca di privatizzatori che denunciamo da sempre, composta da politici, burocrati, affaristi che lucrano sulla pelle degli utenti, costruendo carriere dorate facendosi beffa delle leggi e ignorando la volontà popolare”. 

Ad aggravare la situazione “l’assoluta mancanza di democrazia nelle scelte – denunciano ancora i comitati – visto che i sindaci e gli enti locali non sono stati minimamente coinvolti, visto che l’Ato3 Sarnese-Vesuviano è guidato da un commissario che dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria ammi _ nistrazione e non può certo preoccuparsi della nomina dei nuovi vertici di Gori SpA, il cui consiglio d’amministrazione è scaduto in queste settimane.

 I politici regionali si preoccupino di come attuare il referendum per l'acqua pubblica, non pensino ad occupare poltrone di società private il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti e restituiscano alle amministrazioni locali le competenze sul servizio idrico". 

L’unica via di uscita rimane la messa in liquidazione del colabrodo Gori e la creazione di un’azienda speciale che garantisca pienamente la gestione interamente pubblica e partecipata del servizio idrico.

Napoli, 2 luglio 2016
Rete civica per l’acqua pubblica – Ato3 Campania

sabato 11 giugno 2016

Malus Idrico


Non sarà sfuggita ai cittadini più attenti alla vita politica nostrana, la divertentissima campagna pubblicitaria  lanciata in questi mesi da GORI.spa, mediante la quale hanno tentato di “rifarsi il trucco” con una vera e propria operazione di restyling, con tanto di concorso a premi per le scuole elementari e finalizzato ad insegnare ai nostri figli (cioè loro che insegnano ai nostri figli) il valore dell’acqua ed il suo attento consumo. Davvero divertente! Ovviamente il primo premio è andato ad una scuola elementare di Ercolano, manco a dirlo, il Comune che ospita la sede principale di GORI.

Ciò che però ha reso il restyling esilarante sono stati gli spot trasmessi dalle TV private, al limite della noia, e i servizi pocogiornalisticimoltocompiacenti del TG3 Campania, e per finire le interviste dei vertici societari rilasciate alle maggiori testate giornalistiche della Campania, al Mattino in particolare, (ma sappiamo il perché), che raccontavano di svolte tecnologiche della GORI, esaltavano la qualità del servizio offerto e deliravano sull'attenzione che GORI avrebbe dedicato all'utenza. Qualcuno più distratto avrà riletto di sicuro l’articolo sul giornale, magari pensando di non aver capito bene a cosa o a chi si riferisse l’articolo, cioè che si trattasse di qualcosa che nulla avesse a che fare con il servizio idrico. E invece questi signori la raccontavano talmente bene che a leggere quelle righe sembrava ci credessero davvero a quello che dicevano.

Il fatto è che contemporaneamente alle interviste alla dirigenza GORI, sui giornali per fortuna si leggeva anche altro. Per esempio è di Gennaio di quest’anno la notizia che il nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza nell'accertamento delle fatturazioni e dei consumi riscontrava pratiche commerciali scorrette di GORI del tutto contrarie al codice del consumo:

 mancata effettuazione delle letture periodiche dei contatori.
- mancata acquisizione delle autoletture comunicate dagli utenti, con conseguente fatturazione sulla     base di stime che a volte si sono rivelate errate o eccessivamente elevate.
Invio di fatture di conguaglio pluriennali di elevata entità, economicamente non sostenibili per una     normale famiglia monoreddito.

… alla fine l’Antitrust  ha multato GORI per circa 500.000 euro. Bazzecole! Tanto paghiamo noi.

Di tutt’altro spessore è invece la notizia di questi giorni che la Corte dei Conti ha messo sotto torchio GORI per un danno erariale ipotizzato di 500 milioni di Euro. Dico: 500.000.000 di euro!
La cifra è talmente rilevante che possiamo approssimarla a 1000 miliardi delle nostre care e vecchie lire senza timore di esagerare. Mi chiedo dove sono ora i dirigenti della GORI e cosa s’inventerebbero per fingere di “essere sani” tanto per usare una espressione del grande Gaber!

Nel mirino delle indagini del nucleo di Polizia Tributaria c'è finito di tutto:

- dalle ricche consulenze di 60mila euro l'anno che GORI ha pagato per sei anni dal 2009 al 2015 ad un ex dirigente  di ACEA che una volta in pensione nel 2009 ha continuato a lavorare per GORI;
- al 58% di perdite di acqua lungo la rete idrica mal ridotta perché gli investimenti sono rimasti solo su carta.
- i forti incrementi delle tariffe fino al 49% facendo raddoppiare le morosità dal 25% al 45% e intanto avvenivano distacchi e disagi ai cittadini.
- le quote per la depurazione in bolletta mai restituite alla Regione .
- gli impianti regionali di emungimento e adduzione dove il personale è ancora in bilancio alla Regione mentre sarebbero dovuti passare da tempo con la GORI. Ma pare che la GORI abbia riempito gli organici di amici e parenti di politici con la conseguenza di non poter assorbire i lavoratori.

Un buco nero di proporzioni enormi accumulato grazie alla complicità della politica affaristico-clientelare che per anni ha finto di non vedere, ha ignorato scientemente le ragioni e le denunce che i comitati cittadini per l’acqua pubblica da sempre sottopongono alla classe politica locale e regionale in relazione alla gestione privatistica del servizio idrico in ATO3 Campania. Ma da quell’orecchio non ci sentono.

Nonostante si sia costituito uno zoccolo duro di Sindaci ed Amministrazioni di diverso colore politico e per fortuna sempre più numeroso che ha deciso di dar battaglia alla GORI, purtroppo sono ancora molte le amministrazioni tra i 76 Comuni dell’ATO3 che hanno difficoltà di natura politica a riconoscere il fallimento della politica di privatizzazione del servizio idrico e ad agire di conseguenza.

Probabilmente questa inerzia è dovuto al fatto che molti di questi Sindaci sono stati voluti dai papaveri di partito, vicini o lontani (regionali se non nazionali) e devono rispettare i diktat dei loro superiori troppo spesso amici di chi ha forti interessi affinché si attuino politiche di privatizzazione dei servizi pubblici locali e del servizio idrico in particolare, come il caso di Renzi col suo amico Irace, l’attuale amministratore delegato di ACEA (i privati di GORI) la multinazionale romana.

Alberto Irace, per chi non lo ricordasse, era il presidente dell’ATO3 (il nostro ente d’ambito) grande sostenitore della privatizzazione del servizio idrico a favore di GORI S.p.A. (e quindi di ACEA), che nel 2007 lasciò il proprio incarico perché chiamato a far parte dello staff dell’ amministratore delegato di ACEA. Una ricompensa  niente male per chi, ricoprendo un ruolo Pubblico ha lavorato alacremente per favorire senza mezzi termini i privati della multinazionale romana. Complimentoni!

E a proposito del governo Renzi e dell’entourages di paninari di cui si è circondato, la battaglia per l’acqua pubblica si fa sempre più serrata considerato che le parole “democrazia”  e “bene comune” oltre ad essere indigeste al premier, assumono per lui proprio un significato tutt’altro che positivo :   “ingombrante – ostacolo – intralcio - impedimento”, tant’è che i provvedimenti finora presi dal governo, dallo sblocca Italia al decreto Madia, sono tutti orientati allo smantellamento sistematico di ogni forma di gestione pubblica dei servizi e a cancellare senza mezzi termini la vittoria referendaria del 2011, come il già citato decreto Madia che reintroduce persino l’“adeguata remunerazione del capitale investito”  abrogato con il secondo quesito referendario. W la demoKrazia!

 L’idea di Renzi è quella di favorire la fusione e l’aggregazione di pochi grandi “player” per farli concorrere sui mercati internazionali. Viene subito da porsi una domada: “Quale sarà il campo da gioco su cui si sfideranno questi grandi “player” ? La risposta la lasciamo all’immaginazione dei lettori , ma se proprio volete un aiutino, diciamo che il campo scelto per dividersi la torta ha di sicuro la direzione del nostro fondo schiena.

A tutti noi un grande in bocca a lupo!

                                                                                                                     11/06/2016   Cyrano

venerdì 10 giugno 2016

Buon Compleanno Referendum



Acqua Pubblica - Buon compleanno referendum!
Pubblicato: Venerdì, 10 Giugno 2016 08:54 

5 anni fa abbiamo vinto contro le privatizzazioni di Ronchi, oggi fermiamo il decreto Madia! 

In questi giorni il referendum sull'acqua bene comune e per la difesa dei servizi pubblici compie 5 anni. Sono stati anni vissuti pericolosamente. Anni in cui l'esito referendario è stato ripetutamente messo sotto attacco dai Governi succedutisi alla guida del Paese. Solo la persisente mobilitazione del movimento per l'acqua ha finora evitato che venisse completamente stravolto.

Il 12 e 13 giugno 2011, infatti, oltre 26 milioni di persone si recarono alle urne per bloccare il progetto del Governo Berlusconi di definitiva privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali.
10 giorni prima della scadenza referendaria l'allora Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, pubblicava sul suo profilo Facebook il seguente post: “Referendum. Vado a votare sì all’acqua pubblica ...".
Ora Matteo Renzi è Segretario del PD, Presidente del Consiglio e il PD è il principale partito di maggioranza.
 
Quali migliori condizioni per attuare l'esito referendario e rispettare la volontà popolare? Ma qual'era la volontà popolare? 

Così la riassumeva la Corte costituzionale: "rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua."

Invece il Governo ha deciso di muoversi lungo una direzione contraria, soprattutto con i decreti attuativi della legge Madia, i cui obiettivi espliciti, riportati nella relazione di accompagnamento, sono “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità” e il “rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”.

Il decreto Madia sui servizi pubblici locali vieta, inoltre, la gestione pubblica per i servizi a rete, quindi acqua inclusa, e ripristina "l' adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano abrogato.

E' significativo che proprio mentre milioni di italiane e italiani stanno per votare le future amministrazioni delle loro città, il Governo discuta un decreto che, di fatto, viola l'art. 75 della Costituzione e sposta la gestione dei servizi pubblici dai consigli comunali ai consigli di amministrazione. Bloccare questo progetto è innanzitutto una questione di democrazia.

Per cui in questi giorni sono in programma decine di iniziative diffuse sui territori e prosegue la raccolta firme sulla petizione popolare per il ritiro di questi decreti nell'ambito del “Firma Day” promosso dalla campagna sui referendum sociali e costituzionali.

Inoltre, come movimento per l'acqua, contestiamo lo stravolgimento della legge per la ripubblicizzazione dell'acqua compiuta dalla maggioranza alla Camera il 20 Aprile scorso.

Per questo nei giorni in cui ricorre il 5° compleanno del referendum nelle iniziative in programma intendiamo ribadire la richiesta di ritiro immediato del decreto Madia e il ripristino del testo originario della legge per l'acqua.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua