giovedì 7 luglio 2016

RETE DEI SINDACI DELL’ATO 3
PER LA GESTIONE PUBBLICA 
DEL SERVIZIO IDRICO


Nomine Cda Gori.spa,  
cambiano le maggioranze politiche ma la sostanza non muta:
ancora una volta si espropriano le prerogative dei 

Comuni e dei territori.


Apprendiamo dalla stampa che in questi giorni la Regione Campania, attraverso il Commissario straordinario dell'Ente d'Ambito Sarnese Vesuviano, starebbe per indicare il nuovi membri di nomina pubblica del C.d.A. della GORI s.p.a., scavalcando per l'ennesima volta i comuni e i sindaci del territorio, spogliati ormai da 4 anni delle proprie competenze relative alle scelte strategiche in materia di servizio idrico integrato. Dinanzi a tale violazione sistematica delle prerogative degli enti locali, la Rete dei Comuni per l'Acqua Pubblica dell'ATO 3 Campania fa rilevare che:

•    la Regione è responsabile di un gravissimo ritardo nella cessazione delle gestioni commissariali regionali (che perdurano da quasi 4 anni) e in particolare di quella dell'Ente d'Ambito Sarnese Vesuviano, ritardo già censurato e dichiarato illegale dalla magistratura amministrativa;

•    a fronte di tale gravissimo inadempimento appare inopportuno che un organo commissariale scaduto, e in regime di proroga per l'ordinaria amministrazione secondo quanto previsto dalla stessa Legge Regionale n. 15/2015, provveda al rinnovo dei vertici di una partecipata che svolge un servizio pubblico tanto centrale nella vita del territorio;

•    appare ancor più opportuno soprassedere sulla nomina dei vertici ed accelerare la restituzione delle competenze ai Comuni sulla base della constatazione che vi è una discussione in atto tra i comuni dell'ambito Sarnese - Vesuviano sulla opportunità di proseguire la gestione del servizio nelle attuali forme, oppure, come proposto dalla scrivente rete dei sindaci per l'acqua pubblica, ritornare ad operare la gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico interamente partecipati dai Comuni del territorio serviti;

•    appare necessario accelerare il trasferimento delle quote del 51% della società GORI s.p.a. in capo ad un organo rappresentativo dei Comuni del territorio, secondo quanto previsto dalle procedure attuative della nuova legge regionale 15/2015;

•    l'estromissione dei Comuni e dei cittadini dalle proprie prerogative e competenze appare essere alla base dell'alto tasso di conflittualità suscitato dalla gestione GORI sul territorio. Tale modello, ormai inviso alla gran parte della popolazione, va liquidato, proponendo una gestione diretta, attraverso azienda pubblica consortile, degli stessi enti locali. Il tentativo di rivitalizzare il modello privatistico in dispregio della volontà dei Comuni appare velleitario e controproducente. 

Sulla base di tutto quanto detto, e riservandoci ogni forma di tutela delle prerogative degli enti locali ancora una volta scavalcate dalla Regione Campania, chiediamo:

1.    di non procedere alla nomina dei nuovi vertici della società GORI s.p.a. fino alla costituzione degli organi ordinari competenti sul servizio idrico;
2.    disporre transitoriamente il trasferimento delle quote ad un ente rappresentativo dei Comuni del territorio Sarnese Vesuviano.


Pompei, 6 Luglio 2016

I sindaci e i delegati dei Comuni di Angri, Casalnuovo, Cicciano, Lettere, Marigliano, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Palma Campania, Piano di Sorrento , Pompei,  Roccapiemonte, Roccarainola, Sarno, Siano, Santa Maria La Carità, San Vitaliano, Sant’Antonio Abate, Saviano, Scisciano, Torre del Greco.

Si segnala che al momento altri Comuni stanno perfezionando la sottoscrizione del documento.



 

sabato 2 luglio 2016

Opere idriche regionali e nomina del nuovo Cda Gori, i Comitati attaccano: “Mentre i politici regionali pensano ad occupare le poltrone, il passaggio degli impianti porterà nuovi aumenti tariffari del 30%. Ora più che mai è tempo di liquidare il carrozzone Gori"

Si apre un nuovo fronte nella lunga vicenda della gestione del servizio idrico in Campania. Stavolta al centro dell’interesse della rete dei comitati per l’acqua pubblica la recente delibera con cui la giunta De Luca trasferisce al gestore Gori le opere idriche di rilevanza regionale.

Si tratta di numerosi sistemi di adduzione delle acque, collettori ed impianti di depurazione delle acque reflue, realizzati nel corso dei decenni con investimenti pubblici dalla Cassa del Mezzogiorno e fino ad oggi gestiti dalla Regione, che ne sopportava anche parzialmente il costo che in tal modo non si scaricava sulle tariffe.

Il trasferimento degli impianti così porterà i cittadini dell'area vesuviana, nolana e dell'agro-nocerino - sarnese a pagare oltre alla gestione clientelare e inefficiente della GORI anche le clientele ed i guasti prodotti dalla Regione, arrivando a tariffe da capogiro in cambio di servizi inefficienti.

Tariffe che sono destinate ad avere nuove e ancora più forti impennate: i comitati civici temono nei prossimi aumenti del 30% proprio a causa del contestato passaggio degli impianti regionali al gestore privato.

“Una decisione grave e inaccettabile – sottolineano gli attivisti della Rete civica per l’acqua pubblica – con questa delibera i cittadini rischiano di pagare ancora una volta le conseguenze di assurde scelte clientelari perseguite dagli amministratori regionali dagli anni novanta ad oggi, anche con il complice beneplacito dei sindacati confederali”.

E sulla maxi-inchiesta aperta della Corte dei conti sul danno erariale di 500 milioni di euro provocati dal gestore Gori, rincarano la dose:
“Bisogna fare subito chiarezza e individuare tutte le responsabilità. A pagare deve essere quella cricca di privatizzatori che denunciamo da sempre, composta da politici, burocrati, affaristi che lucrano sulla pelle degli utenti, costruendo carriere dorate facendosi beffa delle leggi e ignorando la volontà popolare”. 

Ad aggravare la situazione “l’assoluta mancanza di democrazia nelle scelte – denunciano ancora i comitati – visto che i sindaci e gli enti locali non sono stati minimamente coinvolti, visto che l’Ato3 Sarnese-Vesuviano è guidato da un commissario che dovrebbe occuparsi solo dell’ordinaria ammi _ nistrazione e non può certo preoccuparsi della nomina dei nuovi vertici di Gori SpA, il cui consiglio d’amministrazione è scaduto in queste settimane.

 I politici regionali si preoccupino di come attuare il referendum per l'acqua pubblica, non pensino ad occupare poltrone di società private il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti e restituiscano alle amministrazioni locali le competenze sul servizio idrico". 

L’unica via di uscita rimane la messa in liquidazione del colabrodo Gori e la creazione di un’azienda speciale che garantisca pienamente la gestione interamente pubblica e partecipata del servizio idrico.

Napoli, 2 luglio 2016
Rete civica per l’acqua pubblica – Ato3 Campania

sabato 11 giugno 2016

Malus Idrico


Non sarà sfuggita ai cittadini più attenti alla vita politica nostrana, la divertentissima campagna pubblicitaria  lanciata in questi mesi da GORI.spa, mediante la quale hanno tentato di “rifarsi il trucco” con una vera e propria operazione di restyling, con tanto di concorso a premi per le scuole elementari e finalizzato ad insegnare ai nostri figli (cioè loro che insegnano ai nostri figli) il valore dell’acqua ed il suo attento consumo. Davvero divertente! Ovviamente il primo premio è andato ad una scuola elementare di Ercolano, manco a dirlo, il Comune che ospita la sede principale di GORI.

Ciò che però ha reso il restyling esilarante sono stati gli spot trasmessi dalle TV private, al limite della noia, e i servizi pocogiornalisticimoltocompiacenti del TG3 Campania, e per finire le interviste dei vertici societari rilasciate alle maggiori testate giornalistiche della Campania, al Mattino in particolare, (ma sappiamo il perché), che raccontavano di svolte tecnologiche della GORI, esaltavano la qualità del servizio offerto e deliravano sull'attenzione che GORI avrebbe dedicato all'utenza. Qualcuno più distratto avrà riletto di sicuro l’articolo sul giornale, magari pensando di non aver capito bene a cosa o a chi si riferisse l’articolo, cioè che si trattasse di qualcosa che nulla avesse a che fare con il servizio idrico. E invece questi signori la raccontavano talmente bene che a leggere quelle righe sembrava ci credessero davvero a quello che dicevano.

Il fatto è che contemporaneamente alle interviste alla dirigenza GORI, sui giornali per fortuna si leggeva anche altro. Per esempio è di Gennaio di quest’anno la notizia che il nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza nell'accertamento delle fatturazioni e dei consumi riscontrava pratiche commerciali scorrette di GORI del tutto contrarie al codice del consumo:

 mancata effettuazione delle letture periodiche dei contatori.
- mancata acquisizione delle autoletture comunicate dagli utenti, con conseguente fatturazione sulla     base di stime che a volte si sono rivelate errate o eccessivamente elevate.
Invio di fatture di conguaglio pluriennali di elevata entità, economicamente non sostenibili per una     normale famiglia monoreddito.

… alla fine l’Antitrust  ha multato GORI per circa 500.000 euro. Bazzecole! Tanto paghiamo noi.

Di tutt’altro spessore è invece la notizia di questi giorni che la Corte dei Conti ha messo sotto torchio GORI per un danno erariale ipotizzato di 500 milioni di Euro. Dico: 500.000.000 di euro!
La cifra è talmente rilevante che possiamo approssimarla a 1000 miliardi delle nostre care e vecchie lire senza timore di esagerare. Mi chiedo dove sono ora i dirigenti della GORI e cosa s’inventerebbero per fingere di “essere sani” tanto per usare una espressione del grande Gaber!

Nel mirino delle indagini del nucleo di Polizia Tributaria c'è finito di tutto:

- dalle ricche consulenze di 60mila euro l'anno che GORI ha pagato per sei anni dal 2009 al 2015 ad un ex dirigente  di ACEA che una volta in pensione nel 2009 ha continuato a lavorare per GORI;
- al 58% di perdite di acqua lungo la rete idrica mal ridotta perché gli investimenti sono rimasti solo su carta.
- i forti incrementi delle tariffe fino al 49% facendo raddoppiare le morosità dal 25% al 45% e intanto avvenivano distacchi e disagi ai cittadini.
- le quote per la depurazione in bolletta mai restituite alla Regione .
- gli impianti regionali di emungimento e adduzione dove il personale è ancora in bilancio alla Regione mentre sarebbero dovuti passare da tempo con la GORI. Ma pare che la GORI abbia riempito gli organici di amici e parenti di politici con la conseguenza di non poter assorbire i lavoratori.

Un buco nero di proporzioni enormi accumulato grazie alla complicità della politica affaristico-clientelare che per anni ha finto di non vedere, ha ignorato scientemente le ragioni e le denunce che i comitati cittadini per l’acqua pubblica da sempre sottopongono alla classe politica locale e regionale in relazione alla gestione privatistica del servizio idrico in ATO3 Campania. Ma da quell’orecchio non ci sentono.

Nonostante si sia costituito uno zoccolo duro di Sindaci ed Amministrazioni di diverso colore politico e per fortuna sempre più numeroso che ha deciso di dar battaglia alla GORI, purtroppo sono ancora molte le amministrazioni tra i 76 Comuni dell’ATO3 che hanno difficoltà di natura politica a riconoscere il fallimento della politica di privatizzazione del servizio idrico e ad agire di conseguenza.

Probabilmente questa inerzia è dovuto al fatto che molti di questi Sindaci sono stati voluti dai papaveri di partito, vicini o lontani (regionali se non nazionali) e devono rispettare i diktat dei loro superiori troppo spesso amici di chi ha forti interessi affinché si attuino politiche di privatizzazione dei servizi pubblici locali e del servizio idrico in particolare, come il caso di Renzi col suo amico Irace, l’attuale amministratore delegato di ACEA (i privati di GORI) la multinazionale romana.

Alberto Irace, per chi non lo ricordasse, era il presidente dell’ATO3 (il nostro ente d’ambito) grande sostenitore della privatizzazione del servizio idrico a favore di GORI S.p.A. (e quindi di ACEA), che nel 2007 lasciò il proprio incarico perché chiamato a far parte dello staff dell’ amministratore delegato di ACEA. Una ricompensa  niente male per chi, ricoprendo un ruolo Pubblico ha lavorato alacremente per favorire senza mezzi termini i privati della multinazionale romana. Complimentoni!

E a proposito del governo Renzi e dell’entourages di paninari di cui si è circondato, la battaglia per l’acqua pubblica si fa sempre più serrata considerato che le parole “democrazia”  e “bene comune” oltre ad essere indigeste al premier, assumono per lui proprio un significato tutt’altro che positivo :   “ingombrante – ostacolo – intralcio - impedimento”, tant’è che i provvedimenti finora presi dal governo, dallo sblocca Italia al decreto Madia, sono tutti orientati allo smantellamento sistematico di ogni forma di gestione pubblica dei servizi e a cancellare senza mezzi termini la vittoria referendaria del 2011, come il già citato decreto Madia che reintroduce persino l’“adeguata remunerazione del capitale investito”  abrogato con il secondo quesito referendario. W la demoKrazia!

 L’idea di Renzi è quella di favorire la fusione e l’aggregazione di pochi grandi “player” per farli concorrere sui mercati internazionali. Viene subito da porsi una domada: “Quale sarà il campo da gioco su cui si sfideranno questi grandi “player” ? La risposta la lasciamo all’immaginazione dei lettori , ma se proprio volete un aiutino, diciamo che il campo scelto per dividersi la torta ha di sicuro la direzione del nostro fondo schiena.

A tutti noi un grande in bocca a lupo!

                                                                                                                     11/06/2016   Cyrano

venerdì 10 giugno 2016

Buon Compleanno Referendum



Acqua Pubblica - Buon compleanno referendum!
Pubblicato: Venerdì, 10 Giugno 2016 08:54 

5 anni fa abbiamo vinto contro le privatizzazioni di Ronchi, oggi fermiamo il decreto Madia! 

In questi giorni il referendum sull'acqua bene comune e per la difesa dei servizi pubblici compie 5 anni. Sono stati anni vissuti pericolosamente. Anni in cui l'esito referendario è stato ripetutamente messo sotto attacco dai Governi succedutisi alla guida del Paese. Solo la persisente mobilitazione del movimento per l'acqua ha finora evitato che venisse completamente stravolto.

Il 12 e 13 giugno 2011, infatti, oltre 26 milioni di persone si recarono alle urne per bloccare il progetto del Governo Berlusconi di definitiva privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici locali.
10 giorni prima della scadenza referendaria l'allora Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, pubblicava sul suo profilo Facebook il seguente post: “Referendum. Vado a votare sì all’acqua pubblica ...".
Ora Matteo Renzi è Segretario del PD, Presidente del Consiglio e il PD è il principale partito di maggioranza.
 
Quali migliori condizioni per attuare l'esito referendario e rispettare la volontà popolare? Ma qual'era la volontà popolare? 

Così la riassumeva la Corte costituzionale: "rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua."

Invece il Governo ha deciso di muoversi lungo una direzione contraria, soprattutto con i decreti attuativi della legge Madia, i cui obiettivi espliciti, riportati nella relazione di accompagnamento, sono “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità” e il “rafforzamento del ruolo dei soggetti privati”.

Il decreto Madia sui servizi pubblici locali vieta, inoltre, la gestione pubblica per i servizi a rete, quindi acqua inclusa, e ripristina "l' adeguatezza della remunerazione del capitale investito” nella composizione della tariffa, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini avevano abrogato.

E' significativo che proprio mentre milioni di italiane e italiani stanno per votare le future amministrazioni delle loro città, il Governo discuta un decreto che, di fatto, viola l'art. 75 della Costituzione e sposta la gestione dei servizi pubblici dai consigli comunali ai consigli di amministrazione. Bloccare questo progetto è innanzitutto una questione di democrazia.

Per cui in questi giorni sono in programma decine di iniziative diffuse sui territori e prosegue la raccolta firme sulla petizione popolare per il ritiro di questi decreti nell'ambito del “Firma Day” promosso dalla campagna sui referendum sociali e costituzionali.

Inoltre, come movimento per l'acqua, contestiamo lo stravolgimento della legge per la ripubblicizzazione dell'acqua compiuta dalla maggioranza alla Camera il 20 Aprile scorso.

Per questo nei giorni in cui ricorre il 5° compleanno del referendum nelle iniziative in programma intendiamo ribadire la richiesta di ritiro immediato del decreto Madia e il ripristino del testo originario della legge per l'acqua.

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

giovedì 21 aprile 2016




ACQUA: IL RE E’ NUDO


Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.
 
Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.
 
La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.
 
Nel frattempo, procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario.
 
Un attacco concentrico, con il quale il governo Renzi prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull'acqua del giugno 2011 (oltre 26 milioni di “demagoghi” secondo la narrazione renziana), sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all'ostacolarne l'esito, all'incentivarne la non applicazione, ad impedirne l'attuazione.
 
Il rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici risponde a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie che non vedono l'ora di potersi sedere alla tavola imbandita di business regolati da tariffe, flussi di cassa elevati, prevedibili e stabili nel tempo, titoli tendenzialmente poco volatili e molto generosi in termini di dividendi: un banchetto perfetto, che Partito Democratico, Governo Renzi e Ministro Madia hanno deciso di apparecchiare per loro.
 
Ma poiché la spoliazione delle comunità locali attraverso la mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, necessita una drastica sottrazione di democrazia, ecco che lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sull’acqua e lo schiaffo al vittorioso referendum del 2011 non rappresentano semplici effetti collaterali di quanto sta accadendo, bensì ne costituiscono il cuore e l'anima.
 
A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.
 
Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.
 

Marco Bersani (Forum italiano dei movimenti per l’acqua)

martedì 16 febbraio 2016



Dalla vittoria al TAR alla legge Regionale sul riordino del servizio idrico.
Perchè, grazie alla battaglia dei comitati per l'acqua pubblica, non si pagano le partite pregresse alla GORI


domenica 14 febbraio 2016

Dal portale dell'AGCM - Agenzia Garante per la Concorrenza ed il Mercato .
La notizia è del 25 Gennaio, ma interessante, oltre la notizia, è l'allegato da cui trarre importanti indicazioni sulle continue violazione di GORI. 

COMUNICATO STAMPA

SANZIONE DI OLTRE DUE MILIONI
AD ACEA ATO 2, GORI, CITL E PUBLISERVIZI PER PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE NELLA FORNITURA DELL’ACQUA

Con una sanzione complessiva di oltre due milioni di euro, l’Antitrust ha concluso tre procedimenti, avviati nei confronti di gestori del Servizio idrico integrato, sulla base di numerose segnalazioni pervenute dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI), oltre che da diversi consumatori e Associazioni di consumatori. 

Nel corso delle indagini, si sono svolte anche ispezioni nelle sedi delle imprese interessate, con la collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. I procedimenti hanno tenuto conto anche del parere fornito dalla AEEGSI, nell’ambito del protocollo d’intesa con l’Agcm.

In ciascuna istruttoria, a carico di Acea Ato 2, Gori  (Gestione ottimale risorse idriche), CITL (Consorzio idrico Terra di Lavoro) e congiuntamente Publiservizi, sono emerse varie condotte contrarie al Codice del Consumo nelle diverse fasi del rapporto di utenza. 

In particolare, nell’accertamento e nella fatturazione dei consumi sono stata accertate queste pratiche commerciali scorrette: mancata effettuazione delle letture periodiche dei contatori; mancata acquisizione delle autoletture comunicate dagli utenti, con conseguente fatturazione sulla base di stime che a volte si sono rivelate errate o eccessivamente elevate ovvero con l’invio di fatture di conguaglio pluriennali di elevata entità; mancato rispetto  della  periodicità  di  fatturazione,  con invio di bollette relative a consumi pluriennali di elevato importo; procedure che ponevano sui consumatori gran parte dell’onere di pagamento dell’acqua non consumata  effettivamente,  a causa di perdite occulte nell’impianto idrico. 

Una volta emesse fatture di questo genere, alla scadenza del termine per il pagamento i gestori hanno avviato immediatamente le procedure di morosità, minacciando il distacco dell’utenza.

A giudizio dell’Autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella, si tratta di condotte connotate non solo da una mancanza di diligenza, ma anche di carattere aggressivo: idonee cioè a determinare nei consumatori un indebito condizionamento; ovvero a ottenere il pagamento di importi non corrispondenti ai consumi effettuati, oppure dovuti ma con modalità e tempistiche diverse, da parte delle imprese sanzionate che operano in regime di monopolio per la fornitura di un bene vitale ed essenziale come l’acqua e dispongono di un’importante leva commerciale come la minaccia di interrompere il servizio.

Gravi inerzie si sono registrate, inoltre, nella fase di gestione dei reclami e delle richieste di prestazione presentati dai consumatori. 

In molti casi, sono risultate a loro danno una mancata o tardiva gestione, oltre a una formulazione di risposte evasive, non pertinenti o non risolutive rispetto all’oggetto di reclamo, spesso senza che venissero sospese cautelativamente le procedure di riscossione e distacco delle utenze. 

Tali condotte hanno ostacolato l’esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori, condizionandoli attraverso la minaccia del distacco della fornitura in pendenza del reclamo o dell’istanza e costringendoli così al pagamento in forza dell’essenzialità del Servizio idrico integrato.

Nel caso di Gori, risulta poi l'addebito di importi difformi da quelli che gli utenti erano tenuti a versare in relazione alle partite pregresse. 

A carico di Consorzio idrico Terra di Lavoro, rilevano la mancata informazione agli utenti circa il superamento del sistema del cosiddetto “minimo impegnato” – che ha comportato una significativa modifica della precedente articolazione tariffaria – e il ricorso allo strumento dell’ingiunzione fiscale per la riscossione di crediti derivanti dall'erogazione del servizio, non ancora verificati nel loro ammontare.

Tenendo conto delle specificità di ciascuna condotta e della dimensione dei fenomeni accertati, l’Antitrust ha irrogato in dettaglio le seguenti sanzioni:

ad ACEA, 900.000 euro per la prima condotta e 600.000 per la seconda, riconoscendo come attenuanti in entrambi i casi le misure proposte per il miglioramento del servizio;
a Gori, 250.000 euro per ciascuna delle due violazioni, riconoscendo per entrambe come attenuanti sia alcune difficoltà gestionali incontrate sia le misure proposte di miglioramento del servizio;
a CITL, complessivamente 160 mila euro per le tre infrazioni, riconoscendo come attenuanti alcune difficoltà gestionali incontrate, nonché 100 mila euro a Publiservizi che ha preso parte attiva alla seconda condotta.

Le quattro imprese, infine, dovranno comunicare all’Agcm le modifiche apportate per superare le criticità accertate nel corso delle istruttorie.

Roma, 25 gennaio 2016